L’analisi. I conflitti in Medio Oriente e Ucraina riaccendono la corsa dei prezzi: per il sistema produttivo regionale l’aggravio è di 216 milioni in un anno. La tenuta della manifattura, dalla Val di Sangro al Teramano, passa per l’accelerazione su Hydrogen Valley e Comunità energetiche (Cer) nel tentativo di slegare la competitività dei distretti dalle incognite geopolitiche
PESCARA – Negli ultimi anni il costo dell’energia è passato da variabile tecnica a questione strutturale per famiglie e imprese. La guerra tra Russia e Ucraina ha agito da detonatore, rendendo evidente una fragilità che l’Europa si portava dietro da tempo: la dipendenza energetica dall’estero.
L’Italia, e con essa l’Abruzzo, si è trovata esposta a uno shock che ha fatto impennare i prezzi del gas e, a cascata, dell’energia elettrica. Tra il 2021 e il 2023 il TTF — il principale hub europeo del gas — è passato da 20-25 €/MWh a picchi superiori ai 300 €/MWh nell’estate del 2022, livelli mai registrati prima. Per le imprese energivore della regione — metalmeccanica, chimica, manifattura pesante — i costi operativi sono aumentati in alcuni casi di oltre il 100% con conseguente erosione di margini, rallentamento degli investimenti e perdita di competitività sui mercati internazionali.
Poi i prezzi sono scesi — non ai livelli precedenti, quelli non sono più tornati — ma abbastanza da far pensare che il peggio fosse passato.
Nel 2024 la spesa energetica delle imprese abruzzesi si è attestata a 1,549 miliardi di euro. Nel 2025 era già salita a 1,595 miliardi. Per il 2026, secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA elaborate a marzo, la cifra raggiungerà 1,811 miliardi: 216 milioni in più rispetto all’anno scorso, +13,5%. Aggiungendo le famiglie, il conto complessivo per l’Abruzzo supera i 333 milioni di euro in più in un solo anno.
Il motivo è diretto: dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo del gas è salito di 26 euro per MWh (+81%) e quello dell’energia elettrica di 41 euro per MWh (+38%). Lo ha certificato ARERA il 30 marzo scorso, annunciando un aumento dell’8,1% delle bollette elettriche per il secondo trimestre 2026 — una variazione che riguarda al momento i clienti vulnerabili in regime di Maggior Tutela, ma che riflette una tendenza che investe l’intero mercato.
La guerra ucraina non è finita. Quella in Medio Oriente è in corso. I mercati energetici reagiscono a ogni escalation con la stessa brutalità del 2022. La differenza è che oggi l’Europa ha stoccaggi più bassi — 46 miliardi di metri cubi a fine febbraio 2026, contro i 77 del 2024 — e meno margine per assorbire gli shock.
Questo scenario ha riportato al centro un tema spesso trattato in modo astratto: l’autonomia energetica, intesa non come aspirazione ideologica ma come condizione concreta per la stabilità economica.
In Abruzzo si stanno muovendo alcune leve interessanti. Le comunità energetiche rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più concreti. Nella regione ne sono già operative diverse — dal Pescarese al Teramano fino al Chietino — a dimostrazione che il modello si sta radicando su scala regionale. Il contributo riconosciuto dal GSE per l’energia condivisa nelle CER, fissato a 100 €/MWh dal decreto CACER del 2024, rende questi modelli economicamente sostenibili e accessibili tanto alle imprese quanto ai privati cittadini.
Parallelamente, il PNRR ha destinato risorse allo sviluppo dell’idrogeno verde in aree industriali dismesse. In Abruzzo, il progetto della cosiddetta “Hydrogen Valley” nell’area di Vasto prevede impianti per la produzione da fonti rinnovabili, con una capacità di 5 MW nell’area ex-Cotir, gestita da ARAP con un investimento complessivo fino a 25 milioni di euro, in parte finanziato dal PNRR. Le applicazioni potenziali riguardano i trasporti e i processi industriali della Val di Sangro. Tuttavia, lo stato di avanzamento reale di questi progetti richiede oggi maggiore trasparenza e accelerazione.
Il punto, però, è più ampio. La crisi energetica ha mostrato che la transizione non può essere affrontata solo in chiave ambientale. Serve una visione industriale.
Le rinnovabili sono fondamentali, ma da sole non garantiscono continuità e stabilità. Occorre affiancarle con sistemi di accumulo, infrastrutture adeguate e una diversificazione delle fonti. In questo contesto, il dibattito sul nucleare di nuova generazione — riaperto anche a livello europeo — si inserisce come tema che merita un confronto serio, al di là delle posizioni ideologiche.
Per una regione come l’Abruzzo, che combina una forte vocazione industriale con un patrimonio naturale rilevante, la sfida è trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività economica. Una sfida che le ultime crisi hanno reso urgente quanto concreta: ogni conflitto che tocca i flussi energetici mondiali si traduce, puntualmente, in numeri sui bilanci aziendali e nelle bollette dei cittadini abruzzesi.