32 sfollati, tre edifici crollati e altri danneggiati: allerta rossa e sensori attivi. Per gli esperti: «Evacuazione decisiva, ha evitato la tragedia»
SILVI – La frana di Silvi entra in una fase decisiva: è stata avviata la procedura per la richiesta dello stato di emergenza nazionale, passaggio necessario per sbloccare risorse e affrontare una situazione che resta sotto stretta osservazione. A confermarlo è il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile Maurizio Scelli, dopo il sopralluogo tecnico che ha definito quadro attuale e possibili sviluppi del fenomeno.
La richiesta poggia sulla relazione redatta dai geologi Nicola Casagli, del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, e Nicola Sciarra dell’Università di Chieti, già trasmessa al presidente della Regione Marco Marsilio per l’inoltro a Roma. L’obiettivo è ottenere fondi per due priorità: assistenza alle famiglie sfollate e interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’area.
Intanto il fronte franoso resta sotto monitoraggio costante. Non si registrano nuovi movimenti, ma il livello di attenzione è massimo anche alla luce dell’allerta rossa per rischio idrogeologico diramata dal Centro funzionale d’Abruzzo. Nell’area sono attivi tre sensori installati negli ultimi giorni, posizionati tra edifici sgomberati e una struttura scolastica, mentre proseguono le verifiche anche con il supporto di rilievi aerei effettuati con drone dai vigili del fuoco.
Il bilancio resta pesante: sono otto gli edifici coinvolti, tre completamente crollati, tre gravemente lesionati e due sgomberati in via precauzionale. In totale 18 nuclei familiari, pari a 32 persone, hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. Parallelamente il Comune sta lavorando alla riorganizzazione delle attività scolastiche, con il trasferimento temporaneo delle classi a Silvi Marina, misura definita preventiva in attesa degli sviluppi.
Determinante, in questo contesto, l’evacuazione scattata ore prima del crollo. I primi segnali, tra cui scricchiolii sospetti, erano stati segnalati già nelle prime ore del mattino, consentendo alla macchina dei soccorsi di attivarsi rapidamente. Il cedimento si è verificato solo nel primo pomeriggio, lasciando il tempo necessario per mettere in salvo gli abitanti. «È stato un lavoro decisivo», ha sottolineato Scelli, parlando di un intervento che ha evitato conseguenze ben più gravi, «È inutile fare polemica».
Dal punto di vista tecnico, il fenomeno viene descritto dal professor Casagli come una frana tipica dei terreni sabbiosi del versante centro-adriatico, caratterizzata da inneschi rapidi e difficilmente prevedibili nei tempi. Proprio questa natura improvvisa, legata alle piogge e all’elevata permeabilità del terreno, rende fondamentale il monitoraggio continuo. Secondo Casagli, la stabilizzazione potrebbe avvenire in tempi relativamente brevi con il miglioramento delle condizioni meteo, ma sarà necessario attendere prima di programmare interventi definitivi.
Resta invece incerto il destino degli edifici coinvolti, che saranno quasi certamente delocalizzati, mentre per la viabilità si punta al recupero. La priorità, al momento, è consolidare l’area e garantire la sicurezza delle strutture circostanti. Sul territorio proseguono assistenza e presidio, mentre le istituzioni accelerano per trasformare le analisi tecniche in interventi concreti.