Operazione “Hate”, arrestato un 17enne pescarese: la Procura dell’Aquila contesta propaganda razzista e materiale terroristico

30 Marzo 2026
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Operazione “hate” arrestato 17enne pescarese

Il ROS dei Carabinieri esegue una misura cautelare nei confronti di un minorenne originario di Pescara, ritenuto gravemente indiziato di propaganda razzista e detenzione di documenti per la fabbricazione di armi ed esplosivi. Sette perquisizioni in quattro regioni. Indagine coordinata dalla Procura per i Minorenni dell’Aquila

L’AQUILA — È un diciassettenne pescarese il principale indagato dell’operazione “Hate”, l’inchiesta antiterrorismo coordinata dalla Procura per i Minorenni dell’Aquila che all’alba ha portato all’esecuzione di una misura cautelare e a una serie di perquisizioni in quattro regioni. Il provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, prevede il trasferimento del giovane — domiciliato in provincia di Perugia — in un Istituto Penale Minorile.

Il giovane è ritenuto gravemente indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (art. 604 bis c.p.) e di detenzione di materiale con finalità di terrorismo (art. 270 quinquies.3 c.p.).

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura per i Minorenni dell’Aquila, ha ricostruito un quadro definito dagli inquirenti come altamente allarmante, contestando al giovane pescarese il reperimento sistematico e la diffusione online di manuali operativi contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione artigianale di armi da fuoco, ordigni esplosivi e congegni bellici. Il materiale sequestrato nel corso delle precedenti attività — ora integralmente analizzato — comprendeva documenti tecnici relativi alla manipolazione di sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, schede descrittive su agenti potenzialmente letali e veri e propri vademecum dedicati al sabotaggio di infrastrutture e servizi pubblici essenziali, tutti elementi che, secondo gli investigatori, si inseriscono in una “chiara cornice di finalità terroristica”.

Particolarmente rilevanti, per gli inquirenti, sono le informazioni detenute dal minore in merito al reperimento illecito di armi, alla loro fabbricazione tramite tecnologia di stampa 3D e alla preparazione del TATP (perossido di acetone), un esplosivo noto per la sua estrema instabilità e facilità di sintesi, già utilizzato negli attentati di Bruxelles e Parigi e soprannominato “madre di Satana”. La presenza di tali istruzioni, spiegano gli investigatori, conferisce al materiale un profilo di pericolosità “di livello elevato”.

Le indagini hanno inoltre documentato i contatti tra il minore e il vertice del canale Telegram “Werwolf Division”, una comunità virtuale di matrice neonazista e suprematista, attiva nella diffusione di contenuti legati alla presunta superiorità della “razza ariana” e alla propaganda accelerazionista. All’interno del gruppo venivano costantemente glorificati mass shooters come Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch del 15 marzo 2019, e Anders Behring Breivik, responsabile delle stragi di Oslo e Utoya del 22 luglio 2011, entrambi elevati a “santi” per incentivarne l’emulazione.

Dalle conversazioni acquisite è inoltre emerso un elemento ritenuto di particolare gravità: l’esplicito riferimento all’intenzione di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School del 20 aprile 1999, seguita dal suicidio. Un progetto che, secondo gli inquirenti, conferma la piena adesione del minore a un immaginario violento e radicalizzato, alimentato da contenuti estremisti e da una rete di contatti virtuali transnazionali.

L’operazione trae origine da un filone investigativo avviato nell’ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine dell’Aquila, collegato alla precedente indagine “Imperium”, conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.

Le autorità ricordano che gli indagati sono innocenti fino a sentenza di condanna definitiva.

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