Lettera aperta dell’insegnante indirizzata al vicepresidente della Camera che aveva inserito la scuola teatina nella lista di quelle che non avevano dato “adeguato seguito” al Giorno del Ricordo
CHIETI – “La scuola non è terreno da sorvegliare o schedare, bensì uno spazio autonomo di elaborazione critica e di pensiero libero. La percezione di una scuola sottoposta a logiche di controllo, verifica e potenziale esposizione pubblica rischia di incrinare quel rapporto di fiducia che dovrebbe caratterizzare la relazione tra istituzioni e comunità educante”.
È quanto scrive in una lettera aperta Silvia Elena Di Donato, insegnante di lettere classiche al liceo Vico di Chieti, una delle scuole citate nell’interrogazione parlamentare presentata dal vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), per non aver dato ‘adeguato seguito’ al Giorno del Ricordo.
“In primo luogo, è necessario correggere un dato di fatto: nel nostro istituto – dice la docente – il tema delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stato ed è regolarmente affrontato nell’ambito della programmazione didattica. Appare pertanto evidente che le informazioni poste a fondamento dell’interrogazione risultano, allo stato, non adeguatamente verificate”.
L’insegnante sottolinea poi che “l’iniziativa in oggetto rischia di introdurre, anche solo sul piano simbolico, una forma di controllo esterno sull’attività didattica che non trova fondamento nell’ordinamento vigente”, perché “la legge 30 marzo 2004 n. 92 istitutiva del Giorno del Ricordo, pur promuovendo iniziative di sensibilizzazione, non configura obblighi prescrittivi tali da comprimere l’autonomia scolastica”.
Esprimendo “profondo rammarico per il clima che simili iniziative contribuiscono a generare”, Di Donato sottolinea che “chi insegna sa che la memoria non si impone per via normativa, ma si costruisce attraverso un percorso educativo fondato sull’analisi, sul dialogo e sul rispetto delle diverse sensibilità. La scuola, in quanto presidio democratico, non può essere ridotta a luogo di adempimento formale o di verifica esterna, ma deve rimanere uno spazio autonomo di elaborazione critica e di pensiero libero. La scuola è il fondamento della democrazia. E proprio per questo – conclude la docente – deve essere tutelata nella sua autonomia e nella sua funzione educativa, senza indebite pressioni o semplificazioni che rischiano di comprometterne la missione”.