A Rocca di Mezzo il piccolo locale che conquista turisti, vip e amanti del buon bere: un concentrato di accoglienza, storie e calici scelti con cura
ROCCA DI MEZZO – A Rocca di Mezzo, nel cuore dell’Altopiano delle Rocche, c’è un posto che sfida le leggi dello spazio e della convivialità. Si chiama Sofietta, è grande quanto un soggiorno cittadino – anzi, meno: appena 9 metri quadrati – eppure è riuscito a diventare una delle mete più curiose e amate dell’Abruzzo del vino.
Da fuori sembra una storia minuta, una di quelle che appartengono ai paesi. Ma basta varcare la soglia per capire che qui c’è molto di più: un microcosmo di bottiglie, racconti e sorrisi che ha trasformato un minuscolo locale in una meta da visitare.
L’idea è di Fabrizio Tranquini, imprenditore aquilano che nel 2019 ha deciso di cambiare vita e dedicarsi alla sua vera passione: il vino. Il nome, Sofietta, è un omaggio alla nonna, che proprio a Rocca di Mezzo gestiva un negozio di alimentari diventato un punto di riferimento per generazioni. Una continuità affettiva che si sente ancora oggi, in quell’atmosfera domestica e informale che accoglie chiunque entri, dal turista curioso al vip in vacanza.
Nonostante lo spazio ridotto, la selezione è sorprendente: centinaia di etichette tra Abruzzo, Italia e mondo. Bollicine francesi, rossi corposi, bianchi eleganti, referenze portoghesi e perfino qualche chicca del Nuovo Mondo. “L’enoteca è piccolissima, ma la cantina è enorme”, scherza Tranquini, che segue personalmente ogni scelta, forte di una passione coltivata ben prima del diploma da sommelier.
Il segreto del successo? Forse proprio la semplicità. Qui chi entra per un calice e chi sceglie una bottiglia importante viene trattato allo stesso modo. Nessuna rigidità, nessuna posa: solo accoglienza genuina, quella che fa tornare le persone e che, nei mesi turistici, porta a incrociare anche volti noti.
Nel 2021, a due anni dall’apertura, il progetto si è allargato con “A Faccia Vista”, un piccolo ristorante che oggi vive porta a porta con l’enoteca. Stessa filosofia: cucina tradizionale, ingredienti veri, piatti che parlano abruzzese senza bisogno di presentazioni. E naturalmente una carta dei vini costruita con la stessa cura maniacale.
Tranquini segue tutto: sala, vini e cucina. E persino gli arredi, molti dei quali li ha realizzati lui stesso, sfruttando il suo passato nell’edilizia. Un artigiano dell’ospitalità, insomma, che ha trasformato pochi metri quadrati in un luogo che fa parlare di sé.
In un Abruzzo che ama le sue storie autentiche, Sofietta è la prova che non serve essere grandi per lasciare il segno. A volte basta un calice, un sorriso e un locale grande quanto basta per far sentire tutti a casa.