I giudici romani confermano la linea del Tar Abruzzo che avevano respinto i ricorsi della famiglia titolare della struttura. Masci: “Ulteriore conferma della correttezza del lavoro svolto”
PESCARA – Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità dei provvedimenti del Comune di Pescara che hanno portato alla demolizione, a fine settembre 2025, dei cosiddetti Palazzi Clerico di via Tavo, mai ultimati dai proprietari, e alla revoca delle licenze edilizie.
I giudici di Palazzo Spada hanno respinto la richiesta dei privati che miravano a sospendere, proprio attraverso il Consiglio di Stato, gli effetti del precedente pronunciamento del Tar Abruzzo. Infatti, già a dicembre 2025, i giudici amministrativi di Pescara avevano dato ragione al Comune, respingendo i ricorsi della famiglia Clerico contro le ordinanze di demolizione del Comune.
I giudici romani hanno avallato la linea seguita nella sentenza di primo grado, basata sul principio del “non finito architettonico”: una struttura composta da un semplice scheletro di cemento, priva di tamponature almeno al piano terra, non può essere considerata un edificio compiuto e, non essendo stati chiesti titoli per il completamento, la licenza edilizia decade per cui un’opera diventa abusiva.
Il Consiglio di Stato ha inoltre evidenziato che la demolizione è già avvenuta e l’area è stata acquisita di diritto dal Comune per cui, nelle more del giudizio di appello, la parte privata non subirebbe alcun danno irreparabile. I ricorrenti sono stati inoltre condannati a al pagamento delle spese legali.
“In vista del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, arriva una ulteriore conferma della correttezza del lavoro del settore Edilizia e Sviluppo Economico che ci ha consentito di liberare il quartiere da una presenza problematica”, dice il sindaco di Pescara Carlo Masci.
“I Palazzi Clerico erano diventati una calamita per disperati e tossicodipendenti, che lì trovavano rifugio, un simbolo del degrado non più accettabile per i residenti della zona e per la nostra comunità ma anche un luogo pericoloso per chiunque lo occupasse. Gli interventi sono stati diversi, negli anni, in primo luogo per mettere in sicurezza quell’area, e poi siamo arrivati all’abbattimento di quegli scheletri”.
Erano 5 in totale, di cui 3 eliminati dalla proprietà e 2 dal Comune. Poi Masci conclude: “Così facendo abbiamo lanciato un segnale chiarissimo di riqualificazione e rinascita, già solo rimuovendo quella presenza. È un tassello di un progetto più ampio che stiamo portando avanti in quella zona e che ha comportato l’abbattimento del Ferro di cavallo, il fortino della criminalità che abbiamo spazzato via togliendo una protezione a chi delinqueva al suo interno, e l’abbattimento dei palazzi a rischio crollo di via Lago di Borgiano: oltre 150mila metri cubi di cemento al cui posto sorgerà una nuova e riqualificata porzione di quartiere”.