Legionella, cosa c’è da sapere: l’intervista all’esperto dopo il caso di Avezzano

13 Marzo 2026
6 minuti di lettura

Un confronto con il dottor Davide Busico, Legionella Expert di Initial Italia, per saperne di più su rischi, protocolli e prevenzione

AVEZZANO – La chiusura temporanea della piscina comunale di Avezzano, disposta in via precauzionale dopo il riscontro di una bassa concentrazione di legionella nelle docce, ha riacceso l’attenzione su un tema spesso sottovalutato ma tutt’altro che raro: la presenza del batterio negli impianti idrici, pubblici e domestici. Mentre gli accertamenti sanitari hanno escluso qualsiasi collegamento tra l’impianto sportivo e il caso di legionellosi registrato in città — individuando il focolaio nell’abitazione del paziente — l’episodio offre l’occasione per fare chiarezza su rischi, procedure e responsabilità.

Per comprendere meglio come si sviluppa la legionella, quali siano le condizioni che ne favoriscono la proliferazione e quali protocolli vengano attivati quando si rileva una contaminazione, abbiamo raccolto il contributo di Davide Busico, Legionella Expert di Initial Italia, che spiega perché la prevenzione continua sia l’unico vero strumento per evitare emergenze e garantire la sicurezza degli utenti.

  1. Che cos’è esattamente la legionella e in quali condizioni tende a proliferare?
    La legionella è un batterio ubiquitario che si sviluppa naturalmente negli ambienti acquatici, sia naturali che artificiali. La “temperatura perfetta”, ossia quella in cui la legionella prolifera in modo ottimale, si attesta tra i 25°C e i 45°C, con un picco di crescita a 37°C. Sotto i 25°C la legionella può essere presente nell’acqua, ma difficilmente riesce a crescere tanto da divenire un serio problema. Anche sopra i 45°C l’ambiente non è favorevole alla sua crescita e dai 55°C, con il crescere della temperatura, la legionella inizia a morire sempre più rapidamente.

  2. Quanto è frequente trovare basse concentrazioni di legionella nelle docce o nei sistemi idrici di piscine o palestre?
    Essendo un batterio che vive nell’acqua, tutti gli ambienti — comprese piscine e palestre — dotati di un impianto idrico, sia esso domestico o industriale, o di un impianto aeraulico di grandi dimensioni, sono esposti alla presenza di legionella. I punti più critici, e quindi quelli in cui il rischio di concentrazione del batterio aumenta, sono quelli soggetti a ristagno o flussi discontinui. Sono quelli che in gergo chiamiamo “rami morti” e possono essere, ad esempio, tratte terminali, rubinetti poco usati, accumuli mantenuti a temperature non corrette.

  3. Quali sono le procedure standard previste dalla normativa nazionale quando si riscontra la legionella in un impianto idrico di una struttura pubblica?
    Quando in una struttura pubblica viene rilevata la presenza di legionella nell’impianto idrico, è fondamentale seguire accuratamente le procedure descritte all’interno delle linee guida nazionali. Questa procedura è complessa e varia in base al livello di contaminazione ambientale riscontrato e alla presenza o meno di casi di legionellosi presunti o accertati. Se i valori sono significativi, si effettua un’indagine tecnica sull’impianto per individuare la fonte della contaminazione. Successivamente si procede con interventi di bonifica, che possono essere termici o chimici. Dopo la sanificazione vengono eseguiti nuovi campionamenti per verificare l’efficacia dell’intervento. È importante notare che, ai fini di una gestione del rischio puntuale, non sono fondamentali unicamente le procedure di tipo emergenziale ma anche quelle di tipo gestionale a medio-lungo periodo. Queste procedure gestionali partiranno dalla domanda: essendo stata riscontrata una contaminazione ambientale, quali ulteriori azioni possiamo implementare nella mitigazione del rischio per evitare che il problema si ripeta in maniera così severa? È questo approccio al problema che permette di lavorare in prevenzione e garantire un miglioramento continuo che garantisca la salvaguardia della salute delle persone.

  4. Quanto tempo è normalmente necessario per certificare che un impianto è nuovamente sicuro dopo un riscontro positivo?
    Quando si parla di analisi microbiologica, c’è una tendenza a immaginare qualcosa di rapido. In realtà, un test di questo tipo richiede almeno dieci giorni per ottenere un risultato definitivo. Se aggiungiamo i tempi logistici — campionamento, trasporto e gestione in laboratorio — tra il prelievo e il referto possono passare anche dai quindici ai venti giorni. Esistono tecniche analitiche più rapide, ma ad oggi non sono il “gold standard”. Ricordiamo inoltre che, oltre al tempo di attesa dei risultati analitici, c’è il tempo tecnico-operativo di implementazione delle azioni manutentive correttive, che varia molto a seconda delle dimensioni della struttura, della tipologia di impianti e della loro vetustà. È proprio a causa di questi tempi non immediati nella gestione della criticità — per motivi tecnico-operativi legati alle metodiche analitiche e gestionali utilizzate — che l’azione preventiva, che permette di non raggiungere livelli di contaminazione critica, diventa ancora più centrale.

  5. Nel caso di Avezzano gli accertamenti hanno individuato il focolaio nell’abitazione del paziente, escludendo quindi che la contaminazione fosse avvenuta all’interno della struttura. Quanto è comune che i casi di legionellosi abbiano origini domestica?
    Negli ultimi anni stiamo assistendo a un aumento dei casi, non solo in edifici pubblici, ma anche di origine domestica. Da un lato, la maggiore sensibilità diagnostica e l’obbligatorietà di controlli sempre più stringenti hanno fatto emergere casi che in passato restavano silenti. Dall’altro, l’invecchiamento delle infrastrutture idriche, unito a periodi di inutilizzo degli edifici, favorisce il ristagno e la proliferazione. Oggi, sempre più rispetto al passato, gli edifici sono dotati di impianti per garantire il comfort e il benessere degli occupanti, in cui il batterio può tuttavia proliferare. Se da un lato il comfort termico e l’efficientamento energetico sono un obiettivo importante, dobbiamo sempre ricordare che questi devono andare di pari passo con la salvaguardia della salute e della sicurezza delle persone.

  6. Bonifica, sostituzione dei terminali, revisione del rischio: quali interventi sono davvero efficaci per eliminare la legionella da un impianto idrico?
    L’ubiquitarietà del batterio legionella rende impossibile la sua eradicazione dall’ambiente acquatico naturale ed antropico. Nelle Linee guida nazionali per la gestione e il monitoraggio della Legionellosi del 2015, all’allegato XIII, sono indicati molteplici metodi di gestione e prevenzione: non esiste un metodo ugualmente applicabile a tutte le situazioni e che porti sempre al miglior risultato. Non esiste una soluzione “definitiva” alla problematica, ma protocolli di gestione che permettono di ridurre al minimo la crescita di Legionella e limitare la diffusione e proliferazione all’interno degli impianti idrici e aeraulici. È pertanto fondamentale agire in modalità preventiva tramite redazione di protocolli di gestione del rischio, programmi di manutenzione predittiva e monitoraggio analitico ambientale costante.

  7. Ci sono categorie più vulnerabili (bambini, anziani) e quali precauzioni aggiuntive dovrebbero adottare le strutture che li ospitano?
    La legionellosi si manifesta a livello clinico in differenti modalità. Esiste una forma subclinica della malattia, in cui il soggetto non mostra i sintomi caratteristici di infezione pur essendo stato contagiato dal batterio. Un’altra variante è la cosiddetta Febbre di Pontiac, una forma clinicamente “leggera”, caratterizzata da una febbre alta che tende a risolversi spontaneamente anche in pochi giorni. Infine, esiste una forma più acuta chiamata Malattia del Legionario, una polmonite severa non produttiva che ha bisogno di una diagnosi tempestiva e una terapia mirata. A livello epidemiologico è noto che queste diverse forme di malattia colpiscono prevalentemente soggetti considerati clinicamente fragili o a rischio aumentato come ad esempio anziani, persone immunocompromesse e con patologie cliniche pregresse. Per quanto riguarda i bambini, sebbene la letteratura indichi una minore suscettibilità rispetto agli adulti con patologie croniche, il rischio di infezione via aerosol rimane presente, specialmente in aree con docce o rubinetteria che nebulizza fortemente l’acqua. Ricordiamoci inoltre che in questa fascia di età è difficilmente implementabile una gestione personale proattiva del rischio. Il protocollo di gestione del rischio valuta anche la tipologia di fruitori della struttura e adegua le azioni di prevenzione per garantire maggior copertura ove siano presenti frequentatori a rischio. Una maggiore frequenza di revisione della valutazione del rischio legionellosi, un controllo analitico ambientale più serrato e protocolli di manutenzione maggiormente stringenti, affiancati a tecnologie di trattamento dell’acqua e dell’aria correttamente progettate, installate e manutenute, sono gli elementi che in queste strutture con frequentanti a rischio incrementato rendono possibile la gestione del tema legionella.

  8. Come si comunica correttamente un episodio come quello di Avezzano senza creare allarmismi ma garantendo allo stesso tempo la trasparenza e la sicurezza dei cittadini?
    Sicuramente, parlare più spesso del tema Legionella e non solamente quando diventa oggetto di cronaca, contribuirebbe a renderlo progressivamente più familiare al pubblico diciamo mainstream, proprio come è accaduto nel tempo con il colesterolo: un concetto un tempo percepito come tecnico e specialistico che oggi fa parte del linguaggio quotidiano. La Legionella può diventare uno di questi, ma bisogna iniziare a parlarne utilizzando un linguaggio comprensibile e vicino alle persone, capace di spiegare i rischi reali senza creare confusione o timori ingiustificati. In questo modo, quando emergono casi di legionellosi come quello recentemente segnalato ad Avezzano, sarebbe sufficiente mantenere una comunicazione istituzionale e trasparente, limitata ai fatti e alle misure adottate per gestire e risolvere la situazione. Un approccio di questo tipo consentirebbe di informare correttamente i cittadini, evitando al tempo stesso inutili allarmismi e contribuendo a costruire una maggiore consapevolezza collettiva sul tema.

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