Le indagini sono partite da quanto emerso l’8 ottobre 2025 al palazzetto dello sport di Roseto, dove era stato scoperto un agguato preordinato alle forze di polizia
ROSETO DEGLI ABRUZZI – Quattro arresti e otto misure cautelari eseguite all’alba dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Teramo nell’ambito di un’inchiesta su un gruppo di giovani ritenuto responsabile di aggressioni a sfondo razzista e propaganda neofascista a Roseto degli Abruzzi.
L’indagine ha portato complessivamente a 17 indagati, dei quali 14 accusati di istigazione a delinquere aggravata da motivi di discriminazione razziale. Le misure cautelari disposte sono otto: una persona è finita in carcere, ritenuta dagli investigatori il capo del gruppo, tre sono ai domiciliari e quattro sono state sottoposte all’obbligo di dimora e firma.
Le indagini sono partite da quanto emerso l’8 ottobre 2025 al palazzetto dello sport di Roseto, dove era stato scoperto un agguato preordinato alle forze di polizia, con spranghe, bastoni e sassi nascosti nei pressi dell’impianto.
Approfondendo gli accertamenti, i militari hanno individuato un gruppo che si definiva “Gioventù fascista rosetana” o “Roseto Youth”, nel quale sarebbero stati custoditi striscioni inneggianti al fascismo, fotografie e gadget legati a Hitler, oltre a chat utilizzate per diffondere messaggi razzisti e organizzare azioni violente, come aggressioni contro immigrati.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe responsabile di cinque assalti con sassaiole contro il Centro di accoglienza straordinaria “Felicioni” di Roseto e di diverse aggressioni mirate in città contro cittadini di origine bengalese.
In particolare, l’aggressione avvenuta a gennaio viene contestata a cinque dei 17 indagati, con l’accusa di lesioni personali aggravate dai motivi di discriminazione razziale. Alcune testimonianze e le immagini delle telecamere di videosorveglianza avrebbero però documentato la presenza di circa venti partecipanti alla spedizione punitiva.
I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa a Teramo dal colonnello Massimo Corradetti e dal pubblico ministero Enrica Medori, titolare dell’inchiesta.