L’ex assessore M5s scende in campo con l’associazione Chieti Bene Comune: “Serve una nuova classe dirigente”
CHIETI – Presentazione ufficiale questa mattina a Chieti Scalo per il candidato sindaco dell’associazione Chieti Bene Comune Giancarlo Cascini.
Medico in pensione ed ex assessore alla sanità del Comune in quota Movimento 5 stelle, 72 anni, ha lanciato la propria candidatura insieme al presidente dell’associazione Riccardo Di Gregorio e ai consiglieri comunali di Liberi a sinistra Silvio Di Primio e Valentina De Luca.
Cascini è il secondo candidato sindaco a scendere ufficialmente in campo dopo Alessandro Carbone. Il progetto civico, ha spiegato Di Gregorio, nasce da “visioni programmatiche che non convergono” con quelle del resto della coalizione di centrosinistra. “Il nostro progetto è molto più ampio di queste elezioni comunali”, ha detto.
Nel suo intervento Cascini ha tracciato una linea critica verso la politica tradizionale, parlando di “involuzione irreversibile” e di una città che soffre soprattutto per l’assenza di una vera classe dirigente. “Quei circoli esclusivi di persone benestanti, quelle forze economiche che hanno potere di influenza, quei politici di lungo corso già giudicati dagli elettori dove sono? Che progetto hanno per la città?”, ha affermato.
Il candidato punta su un percorso civico fondato su ascolto e coinvolgimento delle competenze locali. “Dobbiamo ricostruire una cittadinanza solidale e consapevole, capace di discutere di sé e di avere un progetto per il futuro”, ha detto. Da qui l’immagine simbolica scelta per descrivere l’obiettivo: “Chieti deve smettere di essere la città della camomilla e diventare la città del caffè ristretto”.
Cascini, che lasciò l’incarico di assessore nel 2021, ha spiegato anche le ragioni della rottura con il Movimento 5 stelle: “Non ho lasciato io il Movimento, è il Movimento che ha lasciato me. Si è concentrato troppo sulla gestione corrente perdendo la capacità di programmazione”.
Alle dimissioni contribuirono anche le difficoltà del periodo pandemico, quando era ancora medico di base. Ma non solo: “Ho visto un modo di gestire il Comune che non corrispondeva al mio. Nelle riunioni di giunta le delibere arrivavano all’ultimo momento e in tre minuti dovevi votare. È un problema di mentalità”.