Gran Sasso, morti i due alpinisti: la Procura di Teramo chiede l’archiviazione dell’inchiesta

7 Marzo 2026
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Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, di 48 anni, i due alpinisti emiliani, scivolati in un canalone sul Gran Sasso a quota 2.700 metri, dove sono bloccati da domenica pomeriggio in attesa dei soccorsi, sospesi da ore a causa del maltempo che imperversa sulla zona, con visibilit‡ ridotta a zero e raffiche di vento a 100 km orari. Facebook Luca Perazzini + ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA + NPK

Nelle motivazioni della pm Laura Colica escluse omissioni nei soccorsi: condizioni meteo proibitive già prima della richiesta di aiuto. I familiari annunciano opposizione

TERAMO – Le condizioni meteo erano già proibitive prima della richiesta di aiuto e i soccorsi furono attivati correttamente, senza omissioni. È questa, in sintesi, la conclusione contenuta nelle motivazioni con cui la Procura di Teramo ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte dei due alpinisti romagnoli Cristian Gualdi e Luca Perazzini, deceduti sul massiccio del Gran Sasso nel dicembre 2024.

Le motivazioni, rese note oggi e firmate dalla pm Laura Colica, ricostruiscono le ore della tragedia escludendo responsabilità nella gestione dei soccorsi. Secondo quanto riportato nelle carte, quando alle 14.56 del 22 dicembre arrivò la richiesta di aiuto, le condizioni meteorologiche sulla montagna erano già tali da rendere estremamente difficili le operazioni di intervento.

L’inchiesta era stata aperta dopo un esposto presentato dai familiari dei due escursionisti, originari di Santarcangelo di Romagna, che avevano chiesto di accertare eventuali responsabilità nella gestione delle operazioni di soccorso. Nel fascicolo era stato ipotizzato un possibile ritardo negli interventi, con l’iscrizione nel registro degli indagati di un responsabile delle operazioni.

Dalla ricostruzione della Procura emerge che i due alpinisti avrebbero perso l’orientamento a quota 2.440 metri, probabilmente a causa del cosiddetto “whiteout”, una condizione meteo-visiva in cui neve, nebbia e luce diffusa si fondono fino ad annullare i riferimenti visivi. In quella situazione Gualdi e Perazzini avrebbero imboccato la Valle dell’Inferno, una zona particolarmente impervia del massiccio.

Per gli inquirenti, inoltre, anche l’impiego dei mezzi aerei non sarebbe stato possibile in condizioni di sicurezza proprio a causa del maltempo che interessava l’area.

La vicenda giudiziaria non è comunque chiusa. I familiari delle vittime hanno già annunciato l’intenzione di opporsi alla richiesta di archiviazione. A decidere sarà ora il giudice per le indagini preliminari.

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