Referendum sulla giustizia, Tajani da Pescara rilancia il “Sì”: “Stop a zampe della politica sulla magistratura”

6 Marzo 2026
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Antonio Tajani
Antonio Tajani

Il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in videocollegamento da Pescara per il Comitato Nazionale per il “Sì”, ha sottolineato come la riforma della giustizia sia volta a rendere lo Stato più moderno e al servizio dei cittadini, liberando la magistratura dalle influenze politiche

PESCARA – La riforma della giustizia proposta nel referendum non è una questione di potere politico, ma di cittadinanza. Lo ha sottolineato Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, intervenendo in videocollegamento a un evento del Comitato Nazionale per il “Sì” al referendum sulla giustizia tenutosi questo pomeriggio a Pescara. A partecipare al confronto anche Francesca Scopelliti, presidente nazionale dei comitati “Cittadini per il sì”, i deputati Guerino Testa e Nazario Pagano, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e il sindaco di Pescara Carlo Masci.

«Qua nessuno vuole fare la guerra alla magistratura: questa è una riforma per cambiare l’Italia, è una riforma che significa voler rendere più moderno il nostro Paese», ha detto Tajani. «Non è fatta per il potere, è fatta per il cittadino. Noi vogliamo che la politica esca fuori dalla magistratura», ha aggiunto, sottolineando l’obiettivo di limitare l’influenza delle correnti all’interno dell’ordine giudiziario.

Secondo il leader di FI, «il magistrato deve essere al di sopra di ogni sospetto. Il magistrato che decide sui destini di una persona non può essere rappresentante di un partito o di un altro».

Tajani ha poi definito la riforma come un passo fondamentale per il Paese: «La riforma della giustizia è la riforma delle riforme, è la punta dell’iceberg di un’Italia nuova che noi vogliamo, un’Italia con meno burocrazia, meno tasse, più meritocrazia, con uno Stato veramente al servizio del cittadino».

Nel suo intervento Tajani è poi passato a commentare il comportamento dei leader di sinistra: «Noi le riforme le facciamo per i cittadini. Noi abbiamo a cuore lo Stato, abbiamo a cuore l’Italia. Non facciamo politica perché dobbiamo fare la guerra ai nostri avversari, come fanno alcuni leader della sinistra che stanno utilizzando questo referendum, senza parlare dei contenuti, ma soltanto per andare contro il governo. Basta avere le zampe della politica sulle toghe della magistratura».

L’appello conclusivo è stato chiaro: partecipare al referendum è un’opportunità per avviare «un cambiamento concreto per migliorare l’Italia e garantire uno Stato più al servizio dei cittadini»

Francesca Scopelliti, invece nel suo intervento ha specificato: «Il nostro referendum è rivolto contro i magistrati di potere, quelli che grazie alle correnti fanno carriera e che oggi non vogliono assolutamente perdere quel potere che hanno raggiunto, facendo una campagna referendaria assurda, basata sulla menzogna, ma a volte anche molto volgare, come quando Gratteri ha diviso l’elettorato tra i buoni che votano “no” e i cattivi che votano “sì”».

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