Famiglia nel bosco, l’Autorità Garante: “Sospendere il provvedimento di separazione madre-figli in attesa di nuova perizia”

6 Marzo 2026
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Reazioni allarmate dopo la decisione del Tribunale dei Minori di allontanare Catherine dalla casa famiglia. La struttura smentisce: “Non abbiamo chiesto il trasferimento”. Cantelmi: “Ogni giorno è un dolore”

VASTO – «Noi come casa famiglia non abbiamo chiesto il trasferimento. Quella è una valutazione che fa la psicologa. Non lo abbiamo chiesto noi come struttura». Con queste parole un componente del consiglio di amministrazione della casa famiglia di Vasto ha chiarito la posizione della struttura che da novembre accoglie la madre e i tre bambini della “famiglia del bosco” di Palmoli, smentendo di aver sollecitato direttamente l’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento della donna e la separazione dei piccoli.


La lettera inviata a fine febbraio al Tribunale, come appreso nelle scorse settimane, segnalava criticità nella gestione quotidiana legate al mancato rispetto delle regole interne, episodi di tensione e comportamenti non conformi ai protocolli, inclusi accessi e uso degli spazi condivisi. Ma oggi il CdA precisa: la richiesta di trasferimento in altra sede era una valutazione tecnica, non una pretesa della comunità. L’ordinanza del giudice ha però andato oltre, separando madre e figli, come confermato dall’avvocato della famiglia Marco Femminella prima dell’ingresso per la perizia psicologica sui minori.


Dura presa di posizione dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, che esprime «contrarietà» al trasferimento dei bambini senza la madre e ne chiede la sospensione in attesa di «un ulteriore approfondimento medico indipendente». «Qualche settimana fa – ricorda la Garante – una perizia della Asl Lanciano Vasto Chieti aveva già segnalato lo stato di disagio dei minori e indicato come indispensabile ripristinare la continuità dei legami familiari per estinguere i comportamenti di sofferenza». Muoversi in direzione opposta, separando i piccoli anche dalla madre dopo il padre, significherebbe infliggere «un ulteriore trauma» e violare il «principio inaggirabile del superiore interesse del minore». Terragni auspica quindi un nuovo esame per valutare le conseguenze sulla salute dei bambini prima di procedere.


Sul fronte della perizia odierna, lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte dei legali della coppia anglo-australiana, offre piena collaborazione nonostante le «perplessità sulla metodologia». «Siamo preoccupati perché una perizia sui minori richiede molte competenze – spiega all’ANSA – ma vogliamo collaborare per le migliori osservazioni. I bambini hanno bisogno di tre cose: genitori restituiti, abitazione idonea e monitoraggio Asl». Sul ricongiungimento, «dipende dai giudici, ma confido nel buon senso. Ogni giorno che passa è un dolore in più».

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