La responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia ha riunito amministratori e attivisti in un appuntamento interno. «Questo partito non ha mai cambiato idea», ha detto, rilanciando sul referendum del 22 e 23 marzo e sul lavoro dei militanti in vista delle amministrative
SPOLTORE – Arianna Meloni — sorella del Presidente del Consiglio, responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia e una delle figure più influenti e discrete dell’attuale scena politica italiana — è stata oggi a Spoltore per incontrare militanti, amministratori ed eletti del partito in una riunione lontana dai riflettori. Un appuntamento interno, quasi intimo, con chi Fratelli d’Italia lo ha costruito dal basso e continua a tenerlo in piedi ogni giorno.
Guerino Testa, deputato e uno dei riferimenti del partito in Abruzzo, ha aperto ricordando quanto sia complicato amministrare eppure, in tre anni e mezzo, ha osservato, una donna ha rimesso in piedi un Paese che sembrava aver perso la bussola e lo ha riportato al centro della geopolitica mondiale.
Arianna Meloni ha preso la parola quasi scusandosi per l’interruzione del pranzo e ha parlato con la familiarità di chi conosce bene la platea che ha davanti. “Sono qui soprattutto perché vi voglio bene” — parole accolte da un applauso caldo e immediato.
Il filo del discorso ha attraversato passato e presente: “Questo partito — ha ricordato — non ha mai cambiato idea, non ha mai vacillato, ha costruito tutto casa per casa, dal basso verso l’alto, portando le proposte della gente fino alle stanze dove si decide. L’Abruzzo, in questo percorso, è stato un modello: prima vittoria regionale, poi confermata, perché quando Fratelli d’Italia governa con il centrodestra unito, governa bene. I numeri — spread, occupazione, stabilità —sono la risposta silenziosa a chi pensava che certi risultati fossero impossibili.”
Arianna Meloni ha dedicato la parte centrale del suo intervento al referendum sulla giustizia, in calendario il 22 e 23 marzo. “Sento parlare di riforma della giustizia da quando ero bambina”, ha affermato, definendola una riforma epocale: separazione delle carriere, sorteggio per il CSM, Alta Corte disciplinare. Ha spiegato che il CSM funziona oggi attraverso una spartizione tra correnti, alcune apertamente politicizzate, e che i magistrati che sbagliano raramente pagano — mentre i casi di malagiustizia costano alle casse dello Stato milioni di euro e distruggono vite reali nel silenzio di procedimenti che durano decenni.
“Questa non è la riforma di Giorgia Meloni. È la riforma per noi.” Una distinzione che merita di essere sottolineata: i governi passano, le riforme restano, ha concluso. E senza quorum, ogni singolo voto conta davvero.
Il messaggio finale era per gli attivisti pescaresi, con le elezioni amministrative alle porte: prendere le persone dalle case, una per una, e portarle a votare. La stessa metodologia con cui, ha detto, tutto è stato costruito fin dall’inizio.