Fiom e Fim chiedono un tavolo ministeriale urgente: “Rheinmetall pensa solo alla vendita, serve chiarezza per i lavoratori italiani”
LANCIANO – Due ore di sciopero per ogni turno e un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento: è la risposta dei lavoratori della Pierburg di Lanciano, che lunedì 9 marzo incroceranno le braccia per chiedere garanzie sul futuro produttivo e occupazionale dell’azienda. La mobilitazione, proclamata da Fiom-Cgil e Fim-Cisl insieme alle Rsu, intende sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a convocare con urgenza un tavolo nazionale dedicato alle sorti del gruppo Rheinmetall, proprietario della Pierburg.
Da mesi, denunciano i sindacati, la multinazionale tedesca ha annunciato la vendita del suo intero comparto civile, che comprende anche gli stabilimenti italiani di Lanciano e Livorno. “Un’operazione gestita in modo inaccettabile – affermano le organizzazioni – con informazioni parziali, comunicate a gruppi ristretti e senza un vero confronto con il Mimit. Mentre in Germania sono stati firmati accordi chiari a tutela dei siti produttivi, in Italia regnano silenzio e incertezza”.
Lo stabilimento di Lanciano, specializzato nella produzione di componenti per motori, rappresenta da oltre quarant’anni un presidio industriale strategico per il territorio frentano. L’accordo ministeriale del 2011, ancora in vigore, prevede un organico minimo di 103 addetti, una soglia oggi non rispettata. “Chiediamo – sottolineano Fiom e Fim – investimenti concreti, un piano industriale trasparente e verificabile, nuove assunzioni per tornare ai livelli previsti e garanzie pluriennali sulla tenuta del sito”.
Il presidio di lunedì sarà dunque non solo una protesta, ma anche un appello alla responsabilità del gruppo e delle istituzioni: “In gioco – avvertono i sindacati – c’è il futuro industriale di un’intera comunità”.