Demolizione in corso e progetto da 100 milioni di euro: sull’area dell’ex cementificio nascerà un polo per turismo crocieristico e congressuale con Archivio di Stato, Bio Farm e nuovi servizi. Obiettivo: trasformare un simbolo di degrado in motore di sviluppo per Pescara e l’Abruzzo
PESCARA – Si chiamerà “Porta d’Abruzzo” e sarà un nuovo ingresso per il turismo crocieristico e congressuale, ospiterà l’Archivio di Stato e un parco da otto ettari, puntando a diventare un motore di crescita per Pescara e per l’intera regione. È questa la visione alla base della trasformazione dell’area dell’ex cementificio, illustrata questa mattina nella sala della concessionaria Autoepi dal presidente della Regione, Marco Marsilio, insieme al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, al sindaco di Pescara Carlo Masci, a Isabella Del Trecco e all’amministratore delegato di Calbit Srl, Antonio Caturano, che ha scelto di investire nell’area.
Il progetto, firmato dall’architetto Giovanni Marchionne per Netlab Srl, prevede la conclusione delle bonifiche entro luglio 2026, l’approvazione del Piano di Rigenerazione Urbana entro lo stesso anno e la fine della demolizione a dicembre 2026. Tra il 2027 e il 2029 si entrerà nel vivo della costruzione con l’Archivio documentale, una Bio Farm e il nuovo Terminal. A marzo 2030 è previsto l’avvio di “Crociera in Italia”, con Pescara inserita in un itinerario interregionale. In tutto questo, però, si prevede di mantenere in piedi uno dei tanti silos presenti nell’area come elemento conservativo per ricordare un edificio storico che fu un punto di riferimento per la città sin dal secondo dopo guerra. L’intervento sarà realizzato interamente con fondi privati, con un investimento stimato in 100 milioni di euro.
«Questo sito, che un tempo produceva ricchezza, era diventato un relitto urbano con pesanti ricadute ambientali e sociali – ha detto Marsilio –. Oggi celebriamo il coraggio di imprenditori che investono per cambiare il volto della città». Il presidente ha anche rilanciato l’idea di creare uno spazio capace di ospitare grandi eventi e migliaia di delegati, così da rendere Pescara «l’alternativa naturale a una Roma spesso satura».
Il sindaco Masci ha parlato di un risultato concreto: a un anno dal primo colpo di benna, 300mila metri cubi di cemento stanno scomparendo dal panorama cittadino. Un’area per anni simbolo di degrado può ora diventare un nuovo biglietto da visita per chi arriva in città, rafforzando una crescita turistica che, ha sottolineato, è già supportata dai numeri.
«All’inizio volevamo riattivare il cementificio, perché è il nostro settore – ha spiegato Caturano – ma lo stabilimento era troppo deteriorato e i costi sarebbero stati insostenibili. Abbiamo scelto così di investire in un progetto diverso, legato all’accoglienza e ai servizi, per dare nuova vita all’area».
Al termine della presentazione si è svolto un sopralluogo nel cantiere, dove prosegue la demolizione dell’ex stabilimento, avviata a settembre 2025.