Schianto mortale a Giulianova, al via il processo per la morte di Giuliana Di Egidio: la famiglia chiede giustizia

26 Febbraio 2026
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Imputato per omicidio stradale il 50enne coinvolto nell’incidente costato la vita alla dipendente dell’Archivio di Stato

TERAMO – La tragedia che si consumò il 16 dicembre 2024 a Giulianova, in cui perse la vita la 67enne Giuliana Di Egidio, ha preso le fila del giudizio che si è aperto davanti al Gup del tribunale di Teramo, Lorenzo Prudenzano. Un procedimento per omicidio stradale avviato a carico del 50enne di Mosciano Sant’Angelo coinvolto nell’incidente. L’udienza è stata rinviata al 16 aprile dopo il deposito di una perizia di parte.

I familiari della vittima, assistiti dallo studio Giesse, seguono l’iter giudiziario e ribadiscono la propria posizione: “I nostri tecnici e periti di parte hanno ricostruito, con estrema minuzia, la dinamica che ha portato alla tragedia”, dichiarano.

“Simone e Manuel, i due figli della donna, da quel giorno hanno visto spezzata la vita della loro amata mamma, unico punto di riferimento rimasto dopo aver perso il papà Franco nel 2021”.

“Da quel maledetto 16 dicembre 2024 non riescono a darsi pace e quello che è emerso nel corso delle indagini non può che ferirli ancora di più. G.P. era ubriaco al momento dell’incidente, con un tasso alcolemico pari a 1,026 g/l: più del doppio del limite consentito – spiega Malela Labrecciosa di Giesse – inoltre è emersa anche la positività a cocaina, oppiacei e cannabinoidi”.

“Secondo i Carabinieri del Nucleo operativo di Giulianova, l’uomo viaggiava a una velocità non commisurata alle condizioni della strada e per questo, al termine di una curva, aveva perso il controllo della Volkswagen New Beetle su cui viaggiava solo, andando a invadere completamente la corsia opposta. Proprio mentre sopraggiungeva, sola a bordo di una Nissan Pixo, Giuliana Di Egidio, che procedeva regolarmente sulla sua corsia di marcia”.

“I familiari di Giuliana sin dal primo giorno chiedono a grandissima voce giustizia e una pena esemplare – conclude Labrecciosa di Giesse – verso chi si è posto alla guida in modo così grave e imprudente”.

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