Dragaggio del fiume Pescara, Blasioli (Pd) denuncia: “Il porto abbandonato dal centrodestra”

23 Febbraio 2026
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Antonio blasioli

Antonio Blasioli attacca la maggioranza sul dragaggio del fiume Pescara: intervento in ritardo e solo 3mila metri cubi di fanghi rimossi a fronte di necessità ben più ampie. Nel mirino anche lo stoccaggio dei sedimenti, i lavori bloccati al porto e le criticità del mercato ittico

PESCARA – «Ma quale Capitale del Mare?». È una domanda che suona come un atto d’accusa quella lanciata dal vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Blasioli, sul dragaggio del fiume Pescara e sulle condizioni del porto canale.

Secondo Blasioli, l’intervento avviato a settembre 2025 sarebbe poco più di un “dragaggetto”, insufficiente a garantire l’agibilità minima per la flotta dei pescherecci, che «riesce a malapena a uscire e rientrare dal fiume».

«Dallo scorso luglio chiediamo un’operazione verità sul porto di Pescara», dichiara Blasioli, affiancato dal candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini e dai consiglieri comunali del Partito Democratico. Due le conferenze stampa – una sul Ponte del Mare, l’altra in Consiglio regionale – fatte per denunciare l’assenza di risposte sulle risorse realmente disponibili per un dragaggio strutturale.

Nel mirino c’è la “filiera di governo della destra”, dai parlamentari al Comune, accusata di proclami e annunci mediatici, come la candidatura di Pescara a “Capitale del Mare”, senza però aver risolto i problemi strutturali dello scalo.

L’intervento di dragaggio in corso prevede la rimozione di circa 6.000 metri cubi di fanghi, per un costo superiore ai 500.000 euro. Ma, secondo l’opposizione, si tratta di una quantità «irrisoria». Per garantire un’agibilità minima del porto canale, sarebbero necessari 20-25.000 tonnellate di fanghi (costo stimato: almeno 10 milioni di euro) e 50-60.000 tonnellate per liberare l’intera asta fluviale (almeno 25 milioni di euro).

A rendere ancora più critico il quadro, il ritardo di almeno quattro mesi sul cronoprogramma e il blocco di fatto del cantiere: finora sarebbero stati rimossi solo 3.000 dei 6.000 metri cubi previsti. Blasioli cita un dato emblematico: «Ogni anno il fiume deposita circa 15.000 metri cubi di fanghi. Rimuoverne 3.000 equivale a svuotare il mare con un cucchiaino».

Uno dei punti più controversi riguarda lo stoccaggio dei sedimenti: undici cumuli da 500 metri cubi ciascuno, accumulati sulla banchina fronte vasca di colmata, in attesa di conferimento in discarica nonostante le analisi siano concluse. Un’immagine, sottolinea Blasioli, che stride con gli annunci, ripetuti negli anni, di svuotamento della vasca di colmata riempita nel 2013 con 190.000 metri cubi di detriti e trasformazione in “balconata sul mare”. Secondo il Pd, suona allarmante la recente proroga dell’ordinanza dell’Autorità Portuale con cui conferma che i cumuli saranno sostituiti da altri cumuli, prolungando l’emergenza.

L’opposizione denuncia inoltre il «silenzio assoluto» di Arap dopo la revoca, nell’autunno 2025, dell’appalto per il completamento del pennello di foce e della scogliera di radicamento, interventi inseriti nel più ampio progetto di deviazione della foce del fiume. Quanto al Piano Regolatore Portuale, fermo al Comitato Via nazionale, sarebbe arrivato il parere del Ministero della Cultura, ma con numerose prescrizioni attuative che rischiano di allungare ulteriormente i tempi.

«Ritardi su ritardi che gridano vendetta», attacca Blasioli, puntando il dito contro la maggioranza nazionale guidata da Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, accusata di aver «abbandonato Pescara e il suo porto».

Blasioli però inserisce nella sua critica ampi riferimenti anche alla complicata situazione della marineria pescarese. Il recente trasferimento del mercato ittico nell’ex biglietteria sul molo sud – struttura di 350 metri quadrati – è contestato dalla marineria, che lamenta criticità igienico-sanitarie. Sull’edificio sarebbero stati spesi 430.000 euro per lavori di adeguamento e altri 415.000 euro per un sistema di asta elettronica che, secondo quanto denunciato, non sarebbe in grado di reggere i flussi attuali. Nel frattempo, l’attuale mercato ittico continua a registrare blocchi quotidiani del sistema, con danni economici per il comparto.

Il Partito Democratico rivendica di aver messo a disposizione i propri livelli istituzionali per reperire risorse e rilanciare uno scalo definito «di interesse nazionale». «Un appello mai raccolto», conclude Blasioli, accusando la maggioranza di privilegiare «visibilità mediatica e titoloni» rispetto a interventi strutturali.

Intanto, tra ritardi nel dragaggio, cumuli di fanghi e cantieri bloccati, la marineria continua a fare i conti con un porto che fatica a garantire anche l’ordinaria navigabilità.

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