Il capolavoro rinascimentale arriverà al MUNDA entro quaranta giorni, come annunciato dal ministro Giuli al Forum in Masseria
L’AQUILA – L’Aquila si prepara ad accogliere uno dei capolavori più celebri del Rinascimento italiano: l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina, recentemente acquistato dal Ministero della Cultura per 14,9 milioni di dollari. L’annuncio è stato dato dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, durante il panel “La cultura come motore di sviluppo: valorizzazione del patrimonio e crescita economica”, nell’ambito del Forum in Masseria – Winter Edition, in corso alle Terme di Saturnia, promosso da Bruno Vespa e da Comin & Partners, al quale ha partecipato anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.
Giuli ha definito L’Aquila “residenza” dell’opera per il 2026, anno in cui la città è Capitale italiana della Cultura, sottolineando la volontà di rendere il capolavoro accessibile in diverse sedi museali italiane: “L’Ecce Homo avrà L’Aquila come residenza e tutta l’Italia come domicilio. Quale può essere la residenza di Antonello da Messina nell’anno in cui L’Aquila è Capitale della Cultura? Dopodiché volete che appaia a Messina, a Roma, a Firenze, in tutti i più importanti musei? Volete che non vada dove non ve lo aspettate e dove le persone hanno bisogno di vedere bellezza e storia? Ma L’Aquila è città Capitale della Cultura”. Il ministro ha inoltre anticipato che l’opera arriverà in città tra circa quaranta giorni, trovando collocazione al Forte Spagnolo, sede del Museo Nazionale d’Abruzzo.
L’annuncio è stato accolto con entusiasmo dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha parlato di “un onore straordinario” per la città e per l’intera comunità: “Ospitare uno dei più celebri capolavori del Rinascimento italiano rappresenta un riconoscimento di altissimo valore culturale e simbolico, di rilievo internazionale. L’esposizione dell’opera al MUNDA, nel Castello Cinquecentesco restituito alla città dopo un importante intervento di restauro, rafforza il ruolo del museo come presidio culturale di eccellenza e simbolo concreto della nuova stagione che vive L’Aquila”.
Soddisfazione anche da parte del direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, che ha evidenziato la coerenza della scelta con la strategia ministeriale: “La residenza dell’Ecce Homo all’Aquila esprime con chiarezza la volontà di valorizzare luoghi di straordinario valore, oggi meno inseriti nei grandi flussi ma con tutte le potenzialità per esserlo sempre di più. L’assegnazione dell’opera al MUNDA assume un significato che va oltre l’esposizione di un capolavoro: è un segnale di fiducia e di rinascita”. Osanna ha inoltre confermato che dall’Aquila partirà un percorso che porterà il dipinto in altri importanti musei italiani, in un’ottica di circolazione e accessibilità che caratterizza il Sistema Museale Nazionale.
La direttrice del MUNDA, Federica Zalabra, ha espresso gratitudine per la scelta del Ministero e per il ruolo riconosciuto al museo aquilano: “Mi associo al ringraziamento del sindaco Biondi. Il MUNDA è stato individuato fin da subito come possibile dimora dell’Ecce Homo, e questo conferma il ruolo centrale che il museo sta assumendo nel panorama culturale nazionale”.
Il dipinto, databile ai primi anni Sessanta del Quattrocento, misura 19,5 per 14,3 centimetri ed è considerato una delle opere più significative della produzione di Antonello da Messina. Si tratta di un pannello bifacciale: sul verso è raffigurato San Girolamo, un’immagine fortemente consumata, interpretata dagli studiosi come il risultato di una devozione privata intensa. Fu Federico Zeri a rendere nota l’opera nel 1981 e negli ultimi decenni il dipinto è stato protagonista di importanti esposizioni internazionali, dalle Scuderie del Quirinale al Metropolitan Museum di New York, fino alla grande mostra del 2019 a Palazzo Reale di Milano. L’Ecce Homo è considerato un punto di svolta nella rappresentazione del Cristo sofferente, capace di trasformare l’iconografia bizantina dell’“uomo dei dolori” in una figura moderna, umana e profondamente espressiva, contribuendo al contempo alla diffusione in Italia della tecnica a olio di derivazione fiamminga.
L’arrivo dell’opera all’Aquila rappresenta dunque un momento di grande valore simbolico e culturale, inserendosi in un anno cruciale per la città e confermando il ruolo centrale che la cultura sta assumendo nel suo percorso di rinascita e rilancio nazionale.