Gli educatori della casa famiglia che ospita i tre bambini raccontano il clima d’odio: «Un tiro al bersaglio contro gli assistenti sociali, alimentato da bugie che feriscono i più fragili»
VASTO – «La gente è incattivita. Per strada ci insulta, sui social ci minaccia, commenti atroci». È la testimonianza amara degli operatori della casa famiglia che, dal 20 novembre scorso, accoglie i tre bambini noti come i “bambini del bosco” insieme alla madre, dopo la decisione del Tribunale dei Minori dell’Aquila di sospendere temporaneamente la responsabilità genitoriale dei genitori.
A raccogliere il loro racconto è la Repubblica, che in un reportage dall’interno della struttura descrive la fatica quotidiana di chi lavora in un contesto divenuto epicentro di polemiche e toni accesi. «Assistiamo a un tiro al bersaglio sugli assistenti sociali – spiegano dalla struttura –. Si è costruito un racconto basato su bugie, e tutto questo rischia di fare male proprio a chi dovremmo proteggere: i più fragili».
Gli operatori difendono la trasparenza del loro lavoro e chiariscono alcuni punti emersi nel dibattito pubblico. I tre bambini hanno una cameretta con tre letti, mentre la madre vive al secondo piano. Nessuna porta chiusa a chiave, se non quella che collega un piano all’altro, dotata di maniglione antipanico, «che la signora ha potuto aprire in qualsiasi momento», sottolineano i responsabili.
Anche la gestione delle giornate segue ritmi personalizzati: i piccoli pranzano alle 11, mentre la cena, spostata alle 19, è condivisa con gli altri ospiti. «Il nostro obiettivo – spiegano gli operatori – è sempre quello di ricostruire le condizioni per un ritorno a casa. Quando questo non accade, siamo i primi a sentirlo come un fallimento».