“Profonda indignazione per il bullismo subito da un 17enne disabile”, dice Santangelo, assessore regionale alle politiche sociali. “Un episodio gravissimo, serve il sostegno delle famiglie come primo presidio educativo”, aggiunge Di Domenico, dirigente regionale della Lega
SILVI – La vicenda del ragazzo disabile gettato nel cassonetto a Silvi, continua a fare rumore anche negli ambienti politici e istituzionali regionali, suscitando profonda indignazione e ferma condanna per il grave episodio di bullismo ai danni del 17enne.
A intervenire sono Roberto Santangelo, assessore regionale alle politiche sociali e Maria Di Domenico, responsabile regionale del Dipartimento disabilità della Lega.
«Ho appreso con profonda indignazione e tristezza dell’aggressione subita a Silvi da un ragazzo di 17 anni con disabilità – commenta Santangelo – Insultare, picchiare e arrivare a gettare in un cassonetto un coetaneo è violenza, discriminazione, bullismo». Per l’assessore regionale si tratta di «una ferita per tutta la comunità: non si possono più ignorare questi comportamenti, – aggiunge – che rivelano un malessere sociale da affrontare con fermezza».
Santangelo sottolinea che intervenire non può essere un atto isolato di coraggio: «Chi assiste a episodi di violenza ha l’obbligo morale di agire senza paura – continua l’assessore – Le responsabilità saranno accertate dalle autorità competenti, ma istituzioni, famiglie, scuole e associazioni devono impegnarsi affinché rispetto, solidarietà e inclusione diventino valori concreti».
L’assessore al sociale ha infine espresso vicinanza al ragazzo e alla sua famiglia e ha assicurato il sostegno della Regione a progetti di prevenzione del bullismo e della violenza giovanile, con percorsi educativi nelle scuole e servizi di ascolto per ragazzi vulnerabili.
Anche Maria Di Domenico del Dipartimento disabilità della Lega ha commentato l’accaduto: «È di una gravità sconcertante – ha affermato – A lui e alla famiglia va la nostra solidarietà». La dirigente della Lega ha evidenziato come molti giovani cerchino un potere fittizio attaccando i più deboli e ha ricordato il ruolo formativo della famiglia come primo presidio educativo: «L’esempio, il dialogo e l’educazione alla gestione delle emozioni sono fondamentali per sviluppare empatia e rispetto – ha proseguito – Senza questi valori sarà sempre più difficile costruire una società sensibile e solidale».
Per Di Domenico, il bullismo rappresenta una piaga del nostro tempo «e va affrontato con un impegno concreto da parte di tutti gli adulti, perché nessun ragazzo venga segnato da danni psicofisici irreversibili».