L’associazione “Mimmo Grosso”, per bocca del presidente Doriano Camplone, sollecita l’attenzione sulla situazione del Porto di Pescara: asta del Mercato Ittico con continui disservizi e dragaggio dei fondali fermo dopo un intervento ritenuto insufficiente
PESCARA — «Tra un’asta a singhiozzi e il mancato dragaggio, lavorare con queste difficoltà non è più accettabile». È un grido d’allarme quello lanciato da Doriano Camplone, presidente dell’associazione “Mimmo Grosso”, sulla situazione del Porto di Pescara e del Mercato Ittico cittadino.
Camplone parla di «situazione critica che sta stringendo d’assedio la nostra marineria» e punta il dito contro i recenti disservizi che continuano a registrarsi al Mercato Ittico. «Un’asta che funziona a singhiozzi, con interruzioni continue, non è solo un problema tecnico: è una ferita alla dignità del nostro lavoro».
Viene contestato anche il progetto di trasferimento nella nuova struttura indicata dal Comune ma ritenuta non adeguata. «Non riesco a comprendere come il Comune abbia potuto dare seguito a un progetto così sottodimensionato per le nostre reali necessità. Spostarsi in una struttura che non tiene conto dell’importanza vitale dei magazzini e dei locali di servizio significa rendere il trasferimento impossibile o, peggio, fallimentare in partenza». Secondo il presidente dell’associazione, gli operatori ittici «meritano rispetto e soluzioni logistiche all’altezza, non ridimensionamenti che complicano l’operatività quotidiana».
Ma il tema più urgente resta quello del mancato dragaggio dei fondali. L’intervento avviato a settembre, salutato con ottimismo dalle istituzioni, si sarebbe fermato dopo l’escavo di circa 2.500 metri cubi di fanghi – sostiene Camplone – attualmente depositati nella vasca di colmata sull’ex porto commerciale, una quantità ritenuta «insignificante rispetto a quanto necessario per rendere regolare la navigabilità del porto».
«Andare a lavorare ogni giorno con il timore di non poter rientrare in porto in sicurezza, o di rischiare l’incaglio a ogni uscita, è una condizione che logora. Uscire in mare è già un mestiere duro; farlo con questi rischi aggiuntivi, causati dall’inerzia istituzionale, è semplicemente ingiusto», continua il presiedente dell’associazione di armatori.
L’appello dell’associazione “Mimmo Grosso” è dunque rivolto a Comune e Regione: «Non possiamo più navigare a vista, né per quanto riguarda la stabilità tecnologica dell’asta, né per la navigabilità del nostro porto». La richiesta è chiara: ripristinare la piena funzionalità del Mercato Ittico e procedere senza ulteriori indugi allo scavo dei fondali. «La sicurezza di chi lavora – conclude Camplone – non può essere messa in secondo piano».