L’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, ha scelto di affrontare il giudizio fino in fondo, rinunciando alla prescrizione, nel processo in Corte d’Appello bis della strage di Rigopiano, per il quale domani nel tardo pomeriggio ci sarà la lettura della sentenza
PERUGIA – Si avvicina un nuovo momento decisivo nel lungo percorso giudiziario legato alla tragedia di Rigopiano, l’hotel travolto dalla valanga il 18 gennaio 2017, che causò la morte di 29 persone. Alla vigilia della sentenza dell’Appello bis, in programma domani a Perugia, l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, ha annunciato la rinuncia alla prescrizione, scegliendo di affrontare fino in fondo il giudizio.
Una decisione che arriva mentre la Corte d’Appello di Perugia si prepara a pronunciare il verdetto su un processo che continua a rappresentare uno dei capitoli giudiziari più complessi e dolorosi della recente storia italiana. Il procuratore generale Paolo Barlucchi aveva ipotizzato una possibile rimodulazione dei tempi di prescrizione anche per altri imputati, tra cui il tecnico comunale Enrico Colangeli e due funzionari della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio.
L’udienza è fissata per domani mattina alle ore 10. In apertura è previsto l’intervento dell’avvocato Catenacci, difensore dell’ex funzionario regionale Sabatino Belmaggio, per il quale la Procura ha chiesto il proscioglimento. Al termine delle discussioni, il collegio giudicante si ritirerà in Camera di Consiglio e la lettura del dispositivo è attesa nel tardo pomeriggio.
Sul tavolo dei giudici ci sono richieste di condanna per nove imputati. Per Lacchetta e Colangeli la Procura ha sollecitato una pena di due anni e otto mesi, mentre per Di Blasio e D’Incecco sono stati chiesti tre anni e quattro mesi. Più pesanti le richieste nei confronti di cinque dirigenti della Regione Abruzzo – Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca – per i quali è stata domandata una condanna a tre anni e dieci mesi. Diversa la posizione di Belmaggio, per il quale come si diceva, è stato chiesto il proscioglimento.