Sette mesi on the road tra Europa, Medio Oriente e Asia centrale. Difficoltà, incontri e un ingresso in Cina preparato studiando la lingua per un anno. Ora il sogno: completare il giro del mondo via terra e via mare
PESCARA — Trenta mila chilometri, 205 giorni di viaggio, una lunga scia di confini attraversati e un’unica regola: niente aerei. È l’impresa di Davide Lupinetti, regista abruzzese partito da Pescara a fine marzo con l’idea di raggiungere la Cina esclusivamente via terra e via mare. Un viaggio lento, volutamente lontano dalle rotte turistiche, pensato per “reimparare il mondo” attraverso paesaggi, volti e culture che cambiano un passo alla volta.
Per Lupinetti, originario di Silvi, muoversi senza fretta significa concedersi il tempo di osservare. Di ascoltare. Di lasciarsi sorprendere. Il suo racconto è un mosaico di incontri e difficoltà, di notti passate su mezzi affollati, di frontiere complesse e di momenti in cui la solitudine pesa. Ma anche — e soprattutto — di un’ospitalità che lo ha segnato profondamente: famiglie del Tagikistan che, pur avendo pochissimo, lo hanno accolto con una generosità “autentica e disarmante”.
Un itinerario attraverso tre continenti
Il percorso lo ha portato dall’Italia all’Albania e alla Grecia, poi in Turchia, Georgia e Armenia. Da lì verso est: Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghistan e infine Cina. In mezzo, passaggi delicati come il confine con l’Afghanistan, dove ha visto da vicino i talebani, e lunghi tratti affrontati con mezzi di fortuna e budget ridotto.
L’arrivo in Cina e la sosta a Chengdu
Al 163° giorno, l’ingresso in Cina attraverso lo Xinjiang. Un traguardo preparato con un anno di studio della lingua: non voleva “visitare” la Cina, ma capirla. A Chengdu si ferma più a lungo, conquistato dal ritmo della città, dal tè, dalla vegetazione rigogliosa e da un’atmosfera che definisce avvolgente. Qui visita anche la celebre base dei panda, ricordando con ironia che la sua prima auto, a 18 anni, era una Fiat Panda.
Nel confronto tra Italia e Cina, Lupinetti nota sorprendenti affinità: la centralità del cibo come collante sociale e culturale e il primato condiviso nel numero di siti UNESCO.
Un moderno Marco Polo
Il viaggio, racconta, ha un valore quasi poetico: un seguire le orme di Marco Polo non per conquista, ma per conoscenza. Un’esperienza che lo ha reso più paziente, meno prevenuto, più aperto alla complessità del mondo.
E non è finita. L’obiettivo è completare il giro del mondo senza mai prendere un aereo: dopo la Cina, Corea e Giappone, poi il Pacifico verso l’Alaska, il Canada e infine l’Atlantico per tornare in Europa.
Il racconto completo è disponibile nel video:
👉 https://www.youtube.com/watch?v=FyEPmmKTdoU