Famiglia nel bosco, la relazione della Asl: “Garantire la continuità dei legami familiari per il benessere dei bambini”

4 Febbraio 2026
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La Neuropsichiatria infantile di Chieti evidenzia serenità e capacità di adattamento nei minori, pur con episodi di diffidenza legati alle recenti vicende

CHIETI – “È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini”. È uno dei passaggi chiave della relazione redatta dai medici della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti sul caso della famiglia Trevallion.


Il documento, firmato dal responsabile Riccardo Alessandrelli, dal referente per l’inclusione scolastica Tancredi Di Iulio, dall’assistente sociale Marina Antenucci, dalla logopedista Veronica Di Matteo e dagli psicologi Alessandra Campitelli, Simona Malatesta e Veronica Vignieri, sottolinea la necessità di un percorso condiviso con la famiglia per garantire ai minori un corretto adattamento alla vita di comunità e alle attività scolastiche.


Dalla valutazione emerge che i bambini appaiono sereni, pur mostrando alcuni episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza, ritenuti “inevitabilmente legati alle vicissitudini accorse e alla circostanza valutativa”. Nel complesso, però, i sanitari parlano di “adattamento valido”, invitando a promuovere la continuità affettiva come elemento centrale del loro equilibrio emotivo.


Nel frattempo la madre, Catherine, ha affidato al quotidiano locale Il Centro alcune riflessioni: «I miei figli sono traumatizzati perché non possono più dormire con noi genitori. Si svegliano la notte con gli incubi, sentono la nostra assenza. Prima, a casa, avevano paura del buio e venivano con noi».
La donna ha ribadito la sua filosofia educativa: «Ho voluto garantire ai miei figli una realtà di vita lontana dai problemi del mondo. Non intendiamo negare loro un’opportunità didattica, ma differirla: vogliamo iniziare l’apprendimento dopo i sette anni, quando il cervello è più predisposto e maturo, dopo esperienze dirette nella natura».

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