Le frasi choc scatenano le reazioni politiche. Pd e Roseto in Azione parlano di «barbarie» e «parole gravissime»; il centrodestra prende le distanze. Felicioni annuncia anche le dimissioni dalla Lega prima del commento
ROSETO DEGLI ABRUZZI – Tiene banco a Roseto degli Abruzzi la polemica politica esplosa dopo le dichiarazioni shock affidate ai social da Luigi Felicioni, ormai ex commissario locale della Lega, che aveva invocato «una pallottola cadauno piantata nel cervello» contro gli aggressori dei poliziotti a Torino.
Parole ribadite anche in un video pubblicato su Facebook e che hanno immediatamente suscitato reazioni durissime. In serata lo stesso Felicioni ha precisato di essersi dimesso dalla Lega Abruzzo il 31 gennaio, spiegando che quelle dichiarazioni sarebbero quindi «esclusivamente personali», frutto del pensiero di un «uomo libero».
La presa di distanza non ha spento la polemica. I deputati abruzzesi del Pd Michele Fina e Luciano D’Alfonso, insieme al segretario regionale Daniele Marinelli, hanno definito le affermazioni «violente» e «gravissime». Per il Pd «invocare pallottole e ‘pulizia’ non è libertà di pensiero: è barbarie verbale che legittima la violenza e avvelena il clima democratico». I dem avevano chiesto un intervento ufficiale della Lega, richiesta che appare superata dall’annuncio delle dimissioni dello stesso Felicioni.
Il gruppo di maggioranza Roseto in Azione, a nome dell’Amministrazione comunale, ha espresso «la più profonda solidarietà e la massima vicinanza agli agenti di Polizia e a tutte le forze dell’ordine», ma definisce «gravissime e inaccettabili» le parole di Felicioni.
«Ha invocato pubblicamente omicidi sommari – afferma il capogruppo Paolo De Nigris – arrivando a dire che la soluzione sia “sparare”. Ancora più inquietante è il fatto che abbia ribadito la sua posizione senza alcun ravvedimento, limitandosi a dire: “Non piace, non è un problema mio”».
Per la maggioranza, si tratta di dichiarazioni «sconcertanti», soprattutto perché pronunciate da chi «aspira a governare una comunità» ed è indicato come promotore del tavolo del centrodestra in vista delle elezioni comunali del 2027. «Chi vuole amministrare – aggiunge De Nigris – deve invocare la legalità, non la vendetta. La sicurezza si difende con la forza della legge, non con istigazioni alla violenza».
Non si è fatta attendere la replica del centrodestra rosetano, che condanna a sua volta le violenze e rinnova la solidarietà alle forze dell’ordine, ma respinge le accuse della maggioranza.
«Riteniamo grave e strumentale – si legge nella nota – il tentativo di mettere in discussione l’intero percorso del centrodestra facendo leva sulle dichiarazioni di una singola persona, peraltro dimessasi dal proprio incarico. È un’operazione meschina, finalizzata solo a delegittimare un’alternativa politica ormai evidente».
Il centrodestra rivendica la natura «chiara e trasparente» del proprio tavolo politico e annuncia che attenderà dalla Lega l’indicazione di un nuovo referente locale. «Lavoriamo per costruire un’alternativa credibile di governo per Roseto – ha detto la coalizione – fondata su contenuti, visione e rispetto delle istituzioni. Su questo terreno chiediamo di essere giudicati».