Tari, Abruzzo a due velocità: Pescara in calo ma L’Aquila e Chieti tra le più care

3 Febbraio 2026
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Cassonetti raccolta differenziata

Tari in Abruzzo: nel 2025 Pescara registra una riduzione del 12,78%, con una famiglia tipo che paga 360 euro, mentre L’Aquila e Chieti rimangono le province più care rispettivamente a 425 e 421 euro, e Teramo segna un aumento a 358 euro. Lo rileva uno studio Uil sul carico fiscale della tassa sui rifiuti, evidenziando forti differenze territoriali e criticità nella gestione dei servizi rifiuti regionali

PESCARA – La Tassa sui rifiuti diminuisce a Pescara segnando un calo significativo rispetto all’anno precedente. Tra il 2024 e il 2025 la Tari per una famiglia tipo è passata da 413 a 360 euro, con una riduzione del 12,78%, un dato che colloca il capoluogo adriatico poco sopra la media nazionale, attestata sui 350 euro.

Il dato emerge da uno studio della Uil, realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che ha analizzato il carico fiscale della Tari sui contribuenti italiani dal 2020 a oggi nelle città capoluogo di provincia. Il campione preso in esame fa riferimento a un nucleo familiare di quattro componenti residente in un’abitazione di 80 metri quadrati, sulla base delle delibere comunali sulle tariffe Tari (Dipartimento delle Finanze, 2025).

Nel confronto regionale, Pescara non è la città più cara. In Abruzzo il primato spetta a L’Aquila con 425 euro annui, in aumento dell’1,82% nell’ultimo anno, seguita da Chieti con 421 euro (+0,60%). Subito dopo Pescara, Teramo registra una Tari di 358 euro, ma con un incremento del 5,46% rispetto al 2024.

Guardando all’evoluzione dal 2020 al 2025, la Tari è cresciuta in tutte le principali città abruzzesi, seppur con intensità diverse: +15,6% a Chieti, +10,89% a Teramo, +9,7% a Pescara e +1,8% a L’Aquila. Nel 2020, infatti, la tassa ammontava a 325 euro a Pescara, 319 a Teramo, 355 a Chieti e 417 euro all’Aquila.

Secondo la Uil, nonostante il calo registrato nel capoluogo adriatico, la gestione dei rifiuti continua a rappresentare una delle principali criticità dei servizi pubblici locali. «Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento – commenta Santo Biondo – si è trasformata in un prelievo sempre più gravoso, spesso scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti». Per il sindacato, le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale, che finisce per pesare soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.

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