Abruzzo, esplode il ricorso alla cassa integrazione: nel 2025 +30%. La Uil: «Crisi industriale permanente»

2 Febbraio 2026
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Area industriale di Atessa. In abruzzo aumenta il ricorso alla cassa integrazione

Oltre 17,8 milioni di ore di ammortizzatori sociali in un anno. La regione sesta in Italia per incremento. Lombardo e Camplone (Uil): «Le crisi non si risolvono, si trascinano. Senza una politica industriale vera, l’assistenzialismo diventa l’unica risposta»

PESCARA — Il 2025 consegna all’Abruzzo una fotografia impietosa del suo sistema produttivo: oltre 17,8 milioni di ore di ammortizzatori sociali, il 30% in più rispetto all’anno precedente, contro una media nazionale che si ferma al +10,4%. Numeri che, per la Uil Abruzzo, non sono più il segnale di una fase congiunturale, ma la prova di una crisi strutturale che continua a scaricarsi sui lavoratori.

I dati emergono dallo studio regionale sugli ammortizzatori sociali elaborato dalla Uil su fonte Inps, che analizza le ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzate in ogni provincia italiana.

«Non vi è dubbio che il ricorso alla cassa integrazione, nella nostra regione, continua a crescere e diventa ormai molto più di una emergenza temporanea, preoccupando fortemente la tenuta e le prospettive lavorative in Abruzzo», spiegano il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo e Valerio Camplone, Area Attività Produttive. L’Abruzzo è oggi sesto in Italia per incremento delle ore di cassa integrazione, dietro Basilicata, Molise, Sardegna, Lazio e Valle d’Aosta.

A pesare non è solo la quantità, ma la continuità del fenomeno: nel 2025 la cassa integrazione straordinaria ha superato da sola i 12 milioni di ore, segnale — osserva la Uil — che «le crisi aziendali non si risolvono e vengono trascinate, lasciando lavoratrici e lavoratori sospesi spesso per anni, nell’incertezza del loro futuro occupazionale».

La provincia più colpita è Chieti, con oltre 10,9 milioni di ore autorizzate. Seguono Teramo (3,1 milioni), L’Aquila (2,7 milioni) e Pescara, che con 741.136 ore sembrerebbe la meno esposta. Ma il dato nasconde un’altra criticità: il capoluogo adriatico è tra le prime cinque province italiane per incremento percentuale rispetto al 2024, con un +120,8%.

Per Lombardo, il quadro conferma una tendenza che il sindacato denuncia da anni:
«Questa regione è in una crisi industriale permanente, e non possiamo scaricare il peso esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Le difficoltà reali del tessuto produttivo vanno affrontate alla radice».

Il nodo, secondo la Uil, è l’assenza di una strategia industriale:
«Senza una scelta chiara su automotive, logistica, manifattura, energia e riconversione industriale, la cassa integrazione rischia di diventare l’unica risposta. Abbiamo bisogno di tavoli strutturali ma soprattutto di investimenti, programmazione e responsabilità a livello regionale e nazionale».

L’aumento degli ammortizzatori sociali non incide solo sulla stabilità occupazionale, ma anche sui redditi. «Dietro i numeri che riportiamo c’è una dinamica che conosciamo bene nei luoghi di lavoro, ovvero la perdita di continuità occupazionale», osserva Camplone.

La cassa integrazione, aggiunge, «non è più una parentesi occasionale, ma una condizione quasi permanente, che spesso è il preludio di ridimensionamenti, licenziamenti, delocalizzazioni o chiusure». E l’assistenzialismo, avverte, «non può essere l’unica risposta».

La conclusione dei due dirigenti Uil è netta:«Gli ammortizzatori sociali sono e restano uno strumento di protezione, ma non possono diventare lo strumento permanente per “mettere la polvere sotto il tappeto”, chiudendo gli occhi davanti a un’economia regionale ferma o che peggio arretra».

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