A Pescara si è svolta la commemorazione di Emilio Alessandrini, magistrato ucciso nel 1979. A 47 anni dall’attentato, il ricordo ha coinvolto istituzioni, cittadini e studenti, riportando al centro il valore della memoria storica. Il figlio Marco, ex sindaco di Pescara, ha ricordato suo padre come uomo di diritto e come padre
PESCARA – A quarantasette anni dal 29 gennaio 1979, Milano ha ricordato Emilio Alessandrini, magistrato ucciso a Milano negli Anni di Piombo e divenuto simbolo di coraggio, legalità e difesa dello Stato di diritto. Una commemorazione intensa, carica di emozione e riflessione, alla quale ha preso parte anche il figlio Marco Alessandrini, già sindaco di Pescara, che ha affidato alle parole il senso profondo di una memoria mai semplice, ma necessaria.
«Quarantasette è un numero che mi fa paura – ha confessato – perché ogni anno, in questa giornata, torno bambino. Torno a quel lunedì mattina del 29 gennaio 1979». Un ritorno forzato all’infanzia, a un ricordo che non ha nulla di sereno, ma che col tempo si è intrecciato con l’abbraccio della città. «Un abbraccio a lungo negato – ha spiegato – perché il percorso della memoria è stato difficile. Oggi però scalda il cuore, perché consente di ritrovare un padre perso troppo in fretta, un amico perso troppo in fretta, una normalità improvvisamente spezzata».
Durante la commemorazione non è stato ricordato solo il magistrato Emilio Alessandrini, ma anche l’uomo, «un ragazzo che suonava la chitarra ed è diventato, suo malgrado, un simbolo – ha detto ancora il figlio Marco –. Spero che continui a vivere nei cuori e nelle menti della comunità, perché il sacrificio di quella stagione è servito e servirà ancora per affrontare le sfide, non banali, della quotidianità».
Nella stessa mattinata, l’Auditorium Petruzzi di Pescara ha ospitato la proiezione del docufilm “Emilio vive”, regia di Stefano Falco, prodotto dall’Associazione Emilio Alessandrini, alla presenza di alcuni studenti delle scuole cittadine. «Da anni, insieme a tanti amici, volontari e idealisti, cerchiamo un dialogo con le scuole – ha sottolineato Alessandrini –. Lo facciamo per costruire una staffetta generazionale, per dire no alla cultura della violenza politica e per suscitare curiosità verso la storia». Da qui il ringraziamento per il coinvolgimento degli studenti, definito «mai scontato e prezioso».
Non è mancata una riflessione sul presente e sullo stato della legalità. «Il senso del diritto nella coscienza collettiva vacilla ogni giorno – ha osservato –. La legge del più forte sembra prevalere nei rapporti internazionali e questo non è il mondo a cui eravamo abituati». Da qui l’invito a non abbassare la guardia: «I valori e i diritti non sono mai scontati, vanno difesi, coltivati, curati ogni giorno».
Infine, il ricordo più intimo di Emilio Alessandrini come uomo, oltre che come magistrato. «Sono curioso di ascoltare chi ha lavorato con lui – ha concluso il figlio – perché mi restituisce pezzi della sua umanità. Le idee camminano sulle gambe degli uomini, e le condotte personali contano per far funzionare davvero le istituzioni».