Un giovane dà fuoco al cuscino in cella, scatenando urla e rumori dalle altre stanze. Nessun ferito, ma il caso riaccende l’allarme sulle criticità strutturali e sulla carenza di personale. I sindacati: senza interventi, rischio “università del crimine”
L’AQUILA – Un nuovo episodio di tensione nel carcere minorile dell’Aquila, riportando al centro dell’attenzione le fragilità di una struttura che negli ultimi mesi è stata più volte teatro di proteste e danneggiamenti. Nel pomeriggio di ieri un detenuto ha dato fuoco al cuscino della propria cella, generando fiamme e fumo e innescando una reazione a catena che ha coinvolto altri giovani reclusi.
Secondo quanto ricostruito, il ragazzo avrebbe appiccato l’incendio all’interno della stanza detentiva. Le fiamme sono state rapidamente domate grazie agli estintori in dotazione al personale di polizia penitenziaria e non si registrano feriti. Ma l’episodio ha immediatamente provocato una protesta nelle celle vicine: diversi detenuti hanno iniziato a urlare e a battere pentole contro le sbarre, nel tentativo di attirare l’attenzione degli agenti impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza.
La situazione è stata riportata sotto controllo dal personale in servizio, ma restano aperti gli interrogativi sulle cause della protesta. Tra le ipotesi, emerge anche la mancata applicazione del regolamento interno, elemento che avrebbe contribuito a esasperare il clima all’interno dell’istituto.
L’episodio non è isolato. Negli ultimi mesi il carcere minorile aquilano è stato interessato da diversi momenti di tensione, con segnalazioni di danneggiamenti e comportamenti problematici. La Procura è stata informata e la vicenda è ora al vaglio per gli accertamenti del caso.
I sindacati della polizia penitenziaria tornano a denunciare una situazione definita insostenibile, legata soprattutto alla carenza di personale e di risorse. Senza interventi strutturali, avvertono, le strutture per minori rischiano di trasformarsi in una “università del crimine”.
Tra le richieste avanzate figurano maggiori risorse, un incremento degli organici, il trasferimento immediato dei detenuti più problematici e nuove misure organizzative per alleggerire la pressione sul personale, spesso costretto a gestire situazioni complesse con mezzi limitati.