Caso orsa Amarena, il processo riparte da zero: nullità formale e spettro prescrizione

19 Gennaio 2026
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L’orsa Amarena con i suoi cuccioli. Il processo per la sua uccisione rischia la prescrizione

Stop al tribunale di Avezzano per un vizio nel decreto di citazione: atti restituiti alla Procura. Delusione tra le 50 parti civili: “È il secondo errore procedurale, non si può equiparare un orso marsicano a una gallina”

AVEZZANO – Un vizio di forma, un’omissione nell’atto introduttivo, e si riparte da zero. Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, l’esemplare simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise abbattuto a fucilate il 31 agosto 2023, si arena prima ancora che inizi il dibattimento. Quella che doveva essere la prima udienza a carico di Andrea Leombruni si è risolta oggi in un nulla di fatto tecnico: la giudice Francesca D’Orazio ha accolto l’eccezione di nullità della citazione a giudizio, rilevando un’incompletezza formale nell’atto redatto dalla Procura.

Il vizio determina la nullità dell’intero procedimento nella sua fase introduttiva. Per il Tribunale di Avezzano non c’è alternativa: rinnovo degli atti, nuova citazione e, inevitabilmente, una nuova attesa per la fissazione dell’udienza. Un inciampo che non è solo burocratico, ma che agita lo spettro della prescrizione su un caso che ha scosso la sensibilità ambientale nazionale.

In aula erano presenti circa cinquanta tra enti e associazioni ambientaliste, pronti a costituirsi parte civile insieme alla Regione Abruzzo. Per loro, il nuovo rinvio è un colpo difficile da digerire. Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica dell’Enpa, ha ribadito la linea della fermezza:

“La richiesta di giustizia per Amarena, per i suoi cuccioli e per tutta la popolazione degli orsi Marsicani non si arresta davanti a un rinvio per motivi procedurali. Continueremo a seguire ogni passaggio con attenzione e determinazione, come facciamo da sempre per la tutela dei plantigradi e del patrimonio naturale del nostro Paese”.

Sulla stessa linea Piera Rosati, presidente di LNDC Animal Protection, che non nasconde l’amarezza per quello che viene definito il “secondo errore procedurale” nel percorso giudiziario: “Siamo profondamente amareggiati. Questo ulteriore rinvio rappresenta un duro colpo per chi chiede giustizia per Amarena e per tutti coloro che credono in una tutela reale ed effettiva della fauna selvatica. Errori procedurali di questo tipo rischiano di minare la fiducia dei cittadini e di svuotare di significato un processo che ha un enorme valore, non solo giudiziario ma anche civile”.

Mentre la Procura di Avezzano dovrà ora riformulare le notifiche, tra le parti civili cresce la preoccupazione per lo scorrere del tempo. Gabriele Bettoschi, presidente dell’associazione Tutela Diritti Animali/Arci, è esplicito: “Naturalmente il rischio riguarda la prescrizione visto l’allungarsi dei tempi del processo”.

Oltre alla tempistica, il dibattito si sposta sulla qualificazione del reato. L’imputato deve rispondere di uccisione di animali con l’aggravante della crudeltà, ma diverse sigle chiedono di applicare le norme speciali sui delitti ambientali. Bruno Petriccione, presidente di Appennino Ecosistema, ha sottolineato l’assurdità di un inquadramento troppo blando: “Se esiste un problema procedurale è meglio risolverlo subito, piuttosto che arrivare al terzo grado di giudizio e vedere annullato l’intero procedimento, con il rischio concreto della prescrizione. Equiparare, sul piano dell’offensività giuridica, l’uccisione di un orso bruno marsicano a quella di una gallina sarebbe un assurdo giuridico e una grave offesa a tutti i cittadini”.

Il caso Amarena torna dunque sulla scrivania dei magistrati inquirenti. La sfida, ora, è coniugare la necessaria precisione formale con l’urgenza di un giudizio che l’opinione pubblica attende da oltre due anni.

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