Popoli Terme, la ASL smentisce: «Nessuna chiusura della rianimazione. La TIPO è prevista dagli atti di programmazione»

16 Gennaio 2026
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Ospedale di Popoli Terme

L’Azienda sanitaria respinge le accuse di Di Marco e del gruppo RianimiAmo Bussi: la riorganizzazione è frutto di norme nazionali e regionali in vigore da anni. «Garantiti sicurezza, continuità delle cure e presenza h24 dell’anestesista-rianimatore»

POPOLI TERME – Nessuna chiusura, nessun arretramento dell’offerta sanitaria. La ASL di Pescara interviene con toni netti per smentire le dichiarazioni diffuse dal consigliere regionale Antonio Di Marco e dal gruppo comunale RianimiAmo Bussi, che avevano parlato di una presunta “chiusura della rianimazione di Popoli”, definendola una scelta pericolosa per i pazienti e penalizzante per le aree interne. L’Azienda sanitaria respinge «con fermezza» quelle affermazioni, giudicate «allarmistiche» e «non corrispondenti alla realtà dei fatti».

Secondo la ASL, la riorganizzazione della Rianimazione e l’attivazione della Terapia Intensiva Post-Operatoria (TIPO) non sono decisioni recenti, ma l’esito di un percorso programmatorio avviato da anni. Tutto parte dal Decreto del Commissario ad acta n. 79 del 2016, che recepiva il cosiddetto Decreto Lorenzin e ridefiniva la rete ospedaliera regionale, stabilendo che la funzione di rianimazione nella rete dell’emergenza-urgenza fosse riservata agli ospedali hub.

In coerenza con quel quadro, l’Atto Aziendale della ASL di Pescara del 2018, firmato dal direttore generale Armando Mancini durante la precedente Giunta di centrosinistra, non prevedeva una Rianimazione a Popoli, collocando il presidio in una configurazione coerente con la programmazione sanitaria dell’epoca. Una scelta confermata e formalizzata negli atti successivi.

Nel 2023, nell’ambito di un processo di riqualificazione dell’offerta assistenziale, l’ospedale di Popoli è stato riclassificato come Ospedale di Base. Anche questa classificazione, prevista dalla normativa nazionale, non contempla la rianimazione, ma prevede l’attivazione della TIPO, destinata a supportare l’attività chirurgica programmata.

La ASL sottolinea che l’attuale organizzazione «non comporta alcuna riduzione dei livelli di sicurezza né un depotenziamento dell’assistenza». Al contrario, la riorganizzazione consentirebbe di rafforzare l’attività chirurgica, ridurre i tempi di attesa e migliorare l’utilizzo degli spazi.

Il potenziamento del blocco operatorio – due sale attive per dodici ore al giorno – e la collocazione della TIPO all’interno dello stesso blocco garantiscono, secondo l’Azienda, una gestione ottimale del post-operatorio, con sorveglianza anestesiologica continuativa.

È inoltre assicurata la presenza h24 dell’anestesista-rianimatore, che garantisce valutazione clinica, stabilizzazione dei pazienti e, quando necessario, trasferimento protetto verso gli ospedali hub. Una dotazione che, secondo la ASL, consente «tempi di risposta rapidi per le emergenze intraospedaliere, sia in Pronto Soccorso sia nei reparti e nelle sale operatorie».

Per le patologie ad alta complessità – infarto, ictus, trauma maggiore, sepsi severa, insufficienza respiratoria grave – restano pienamente attivi i protocolli di centralizzazione verso gli ospedali hub, come previsto dalle linee guida regionali e nazionali.

La ASL di Pescara ribadisce che le scelte organizzative adottate «sono assunte nel rispetto del quadro normativo vigente e in coerenza con gli atti di programmazione succedutisi nel tempo», con l’obiettivo di «rafforzare l’offerta sanitaria sul territorio e garantire ai cittadini risposte assistenziali appropriate e sicure».

L’Azienda invita infine a porre fine a «ricostruzioni allarmistiche e strumentali, che non aiutano i cittadini né favoriscono un confronto serio e responsabile sui servizi sanitari nelle aree interne».

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