Secondo uno studio della Uil, l’Abruzzo registra una delle tariffe più alte del Paese. Biondo: “Servono fondi strutturali per garantire equità e accesso ai servizi per l’infanzia”
CHIETI – L’Abruzzo entra nella mappa delle disuguaglianze nazionali sui servizi per la prima infanzia con un primato poco invidiabile: Chieti è tra le città italiane con le rette più alte per gli asili nido comunali, arrivando fino a 460 euro al mese per una famiglia con Isee di 15mila euro. È quanto emerge da uno studio del Servizio Stato sociale della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che denuncia forti disparità economiche e territoriali nella gestione dei nidi.
Secondo l’analisi, le tariffe in Abruzzo superano di gran lunga la media nazionale: a titolo di confronto, la retta è di 80 euro a Catanzaro, 115 a Bologna, 251 a Milano e 440 a Belluno, mentre in città come Mantova e Andria il servizio è gratuito. Una forbice che, sottolinea la Uil, “a parità di reddito familiare, varia da zero a oltre 400 euro per lo stesso servizio educativo di base”.
A incidere sulle differenze è anche la gestione del servizio mensa, talvolta inclusa nella retta – come ad Ancona e Bolzano – e in altri casi aggiunta come quota separata, con costi fino a 100 euro.
“I nidi d’infanzia restano trattati come servizi facoltativi e frammentati, invece che come parte integrante del sistema educativo nazionale”, evidenzia Biondo. “È urgente – aggiunge – che lo Stato garantisca fondi stabili e criteri uniformi per assicurare pari accesso e qualità dei servizi in tutto il territorio.”
La mancanza di un sistema omogeneo, conclude la Uil, ha un impatto diretto sul tessuto sociale: “Limitare l’accesso ai nidi alimenta la povertà educativa, riduce la partecipazione delle donne al lavoro e contribuisce al calo demografico. Nessuna famiglia dovrebbe essere penalizzata dalla propria condizione economica o dal luogo in cui vive.”