La memoria come fattore identitario; il Comune di Gioia dei Marsi celebra la giornata del 13 gennaio 2026, in ricordo delle vittime del terremoto del 1915
GIOIA DEI MARSI – Era il 15 gennaio del 1915 quando una scossa di terremoto devastò la Marsica, segnando in modo indelebile la storia di questi territori. Quel sisma, tra i più gravi mai registrati in Italia, provocò migliaia di vittime e la distruzione di interi centri abitati, lasciando ferite profonde che ancora oggi attraversano la memoria collettiva.
A oltre un secolo di distanza, la comunità di Gioia dei Marsi rinnova il proprio impegno nel ricordo, dedicando la giornata di martedì 13 gennaio 2026 alla memoria delle vittime.
Le commemorazioni prenderanno avvio con un momento di ritrovo e il corteo cittadino. Seguirà la deposizione di una corona nel luogo simbolico denominato “Le Macerie” e un ulteriore omaggio al monumento dedicato alle vittime del terremoto nel cimitero comunale. Nel pomeriggio, nella chiesa di Santa Maria Assunta, sarà celebrata la santa messa in suffragio dei caduti.
Sempre nel pomeriggio, la sala consiliare “13 gennaio 1915” ospiterà il convegno “Il terremoto, una storia che ci appartiene”, dedicato all’analisi storica e scientifica dell’evento sismico. L’incontro sarà moderato dal sindaco di Gioia dei Marsi, Gianluca Alfonsi, con gli interventi del presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso, di Emanuela Ceccaroni della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, del professor Fabrizio Galadini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e della professoressa Rossella Raffaele.
La giornata si concluderà in serata nella chiesa di Santa Maria Assunta con il concerto dell’orchestra di fiati Armelis, diretta dal maestro Corrado Lambona, accompagnato dalla lettura di testi commemorativi.
Nel ricordare il terremoto del 1915, la memoria della Marsica si intreccia anche con i forti eventi sismici che precedettero la tragedia. Già nel 1913, l’area di Avezzano e dei comuni limitrofi era stata colpita da scosse significative, oggi riconosciute come segnali premonitori di un disastro che avrebbe cambiato per sempre il volto del territorio.
“La memoria non è un rito formale – ha dichiarato il sindaco Alfonsi – ma il modo in cui una comunità riconosce la propria storia e la trasmette con rispetto e verità”.