La Uil Abruzzo analizza l’andamento economico e demografico della regione: produzione in rallentamento, ricorso crescente alla cassa integrazione e un mercato del lavoro sostenuto in larga parte dalla componente straniera. Lombardo: «Serve una commissione regionale per governare il fenomeno migratorio e rafforzare integrazione e sicurezza»
PESCARA – Il mercato del lavoro abruzzese rallenta, la produzione mostra segnali di indebolimento e la cassa integrazione torna a crescere, mentre il ruolo dell’immigrazione diventa sempre più centrale per sostenere un sistema demografico e produttivo in affanno. È il quadro tracciato dalla Uil Abruzzo, che attraverso il segretario generale Michele Lombardo e il responsabile del comparto immigrazione Massimo Longaretti richiama l’attenzione su dinamiche strutturali che, avvertono, rischiano di compromettere la competitività della regione e la tenuta sociale dei prossimi anni.
«Il declino del capitale umano ridisegna i problemi di carattere strutturale come invecchiamento della popolazione e riduzione della forza lavoro con conseguente rallentamento dell’innovazione», affermano Lombardo e Longaretti. Un fenomeno nazionale, ricordano, certificato dall’Ufficio parlamentare di bilancio: «In Italia, secondo i dati di luglio 2025, il calo delle nascite e l’aumento degli anziani porteranno entro metà del secolo a 4 milioni di lavoratori in meno e un debito al 139% del Pil».
Un recente rapporto europeo, aggiungono, evidenzia che «circa 3/4 delle piccole e medie imprese europee abbiano serie difficoltà a reclutare lavoratori qualificati», un problema destinato ad aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. Non a caso, ricordano, «con il decreto flussi il governo italiano ha ammesso ben 450.000 lavoratori stranieri nel triennio 2023/2025, necessari per il Paese».
Il sindacato richiama anche i dati della Banca d’Italia: nel 2024 la produzione regionale è cresciuta dello 0,6%, «in linea con il dato nazionale ma in rallentamento dello 2,1% rispetto all’anno precedente», soprattutto a causa della contrazione dell’automotive. L’occupazione è aumentata, ma meno rispetto al 2023, e «con assunzioni prevalentemente in imprese di grandi dimensioni e nei servizi». Parallelamente, «abbiamo anche un aumento della cassa integrazione specialmente nel comparto dei mezzi di trasporto e dell’indotto».
Nel contesto abruzzese, il fenomeno migratorio assume un peso crescente. «Sono 158 le nazionalità straniere presenti in Abruzzo», ricordano Lombardo e Longaretti. Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2024, i residenti stranieri sono 91.170, pari al 7,2% della popolazione totale, con una presenza femminile del 50,8% e un’età media più bassa rispetto alla popolazione locale.
La distribuzione territoriale vede 25.539 stranieri nell’Aquilano, 25.330 nel Teramano, 22.016 nel Chietino e 18.285 nel Pescarese. Nel 2024, su 507.890 occupati totali, «il 7,7% è rappresentato da cittadini stranieri», impiegati soprattutto nel terziario (55,2%), nel commercio (14,9%), nel lavoro domestico (3,1%) e in agricoltura (9,9%). Significativa anche la presenza nelle scuole: «nell’anno scolastico 2023/2024 gli studenti stranieri iscritti sono stati 14.712». Le imprese guidate da persone nate all’estero «sfiorano le 15mila unità, precisamente 14.789».
Da questo quadro, sostiene la Uil, emerge la necessità di un coordinamento istituzionale stabile. «Da questo quadro si evince – sottolinea il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo – come sia fondamentale istituire una commissione regionale per l’immigrazione in Regione Abruzzo in cui dovranno confrontarsi le parti sociali, l’Anci e le prefetture, che già svolgono un importante lavoro, per coordinare politiche mirate globali per una sempre maggiore consapevolezza del fenomeno, del miglioramento dell’integrazione e per la sicurezza nella nostra regione».
Lombardo ribadisce che il sindacato continuerà a insistere: «Siamo convinti della bontà dell’iniziativa e pertanto continueremo a chiedere il tavolo di coordinamento per l’immigrazione, restando, come sempre, a disposizione delle istituzioni».