I sindacati denunciano l’assenza di confronto su gare e affidamenti, criticità sulla sicurezza e scelte che penalizzano le aree interne. Nel mirino delle sigle la gestione di Tua, tra subaffidamenti, organizzazione aziendale e futuro degli accordi di secondo livello
L’AQUILA – Incertezza sul futuro del servizio e dei livelli occupazionali, carenze sul fronte della sicurezza e un progressivo ridimensionamento dei collegamenti, con conseguenti disagi soprattutto nelle aree interne. Sono queste le principali motivazioni alla base dello sciopero regionale di quattro ore del Trasporto pubblico locale in Abruzzo, in programma domani, giovedì 8 gennaio.
La mobilitazione, proclamata unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal, nasce – spiegano le sigle – dalla preoccupazione per le politiche regionali sul comparto e per le prospettive dei lavoratori, in un settore che incide in modo rilevante sul bilancio regionale e che garantisce ai cittadini un servizio essenziale, assicurando il diritto alla mobilità.
Quattro le criticità indicate dai sindacati. La prima riguarda affidamenti e gare: con l’avvicinarsi delle scadenze dei contratti di servizio (2026 per le aziende private e 2027 per Tua) le sigle denunciano l’assenza di confronto e garanzie su assetto e occupazione.
Il secondo nodo, che rappresenta una vera e propria priorità per sindacati e dipendenti, riguarda la sicurezza, giudicata insufficiente tanto per il personale quanto per utenza.
Il terzo punto attiene alle prospettive del trasporto pubblico locale nelle aree interne. Le organizzazioni parlano di un progressivo ridimensionamento dei collegamenti che non solo peggiora la qualità del servizio e accelera lo spopolamento, ma colpisce anche chi vive e lavora in quei territori. In particolare, con l’affidamento in subconcessione di alcune linee a soggetti privati, gli autisti impiegati su quelle tratte e residenti nei piccoli comuni rischiano di vedersi spostare la sede di lavoro, con trasferimenti più lunghi o la necessità di valutare un cambio di residenza con la famiglia.
Secondo i sindacati, inoltre, il “prezzo più alto” sarebbe stato pagato proprio dalle aree interne, a partire dall’Aquila, attraversate negli ultimi anni da una sequenza di fattori critici – dal sisma alla pandemia fino alla trasformazione della tratta L’Aquila-Roma in servizio commerciale – che avrebbero inciso sull’occupazione, determinando in pochi anni una riduzione degli addetti all’esercizio. A fronte di ciò, aggiungono, il personale amministrativo sarebbe cresciuto, con il rischio di snaturare la missione dell’azienda “da trasporti a agenzia di servizi”.
Infine, i sindacati contestano la gestione di Tua e delle partecipate, citando “subaffidamenti” a operatori privati anche fuori regione, criticità nella divisione ferroviaria e nella partecipata Cerella, oltre all’ipotesi di disdetta degli accordi integrativi e del contratto di secondo livello.