Assalto al portavalori sull’A14, pista pugliese per il commando paramilitare

7 Gennaio 2026
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Gli inquirenti ipotizzano che il vero obiettivo fosse un furgone con due milioni di euro. Analisi su tracce biologiche e un mozzicone di sigaretta

ORTONA – È durato appena due minuti l’assalto da film che lunedì mattina ha paralizzato l’autostrada A14 tra Ortona e Francavilla al Mare. Un commando armato fino ai denti ha bloccato un portavalori della società Aquila, fatto saltare la cassaforte con un ordigno e portato via oltre 400.000 euro.

Un’azione militare, più che criminale, che ha seminato panico e lasciato dietro di sé un campo di battaglia fatto di fumo e lamiera.
Secondo gli investigatori, quello da 400.000 euro potrebbe non essere stato neppure l’obiettivo principale. Gli inquirenti ipotizzano che i banditi mirassero a un secondo furgone, carico di oltre due milioni, ma che qualcosa nel piano li abbia costretti a colpire “in ripiego”. Il livello di organizzazione, tuttavia, non lascia dubbi: si è trattato di un’azione pianificata nei minimi dettagli, eseguita con metodo militare.


Le indagini, coordinate dal commissario capo Francesco D’Antonio e dal pm di Chieti Giancarlo Ciani, puntano dritto in Puglia. Le auto impiegate per il colpo risultano infatti rubate in quella regione e ritrovate poco lontano dal luogo dell’assalto, date alle fiamme per cancellare ogni traccia. Una terza vettura, invece, è stata cosparsa di schiuma d’estintore: un tentativo meno drastico, forse dettato dalla fretta, per inquinare la scena.


Sul fronte scientifico, la polizia lavora su alcuni reperti che potrebbero rivelarsi decisivi: due guanti da lavoro e un mozzicone di sigaretta trovati accanto al camion usato per bloccare la strada. Gli esperti tenteranno di estrarre profili di Dna utili a dare un nome ai membri del commando.


La fuga è stata rapida e precisa: uscita dall’autostrada attraverso un varco aperto nella recinzione e proseguita, probabilmente, su mezzi “puliti” messi a disposizione da complici in zona. Gli investigatori non escludono l’esistenza di un basista locale, che avrebbe garantito ai rapinatori un rifugio temporaneo nelle campagne ortonesi.


Gli stessi metodi, le stesse armi e la stessa freddezza erano stati osservati appena un mese fa a Candela, nel Foggiano, durante un altro colpo a un portavalori. Lì il bottino era stato di 300.000 euro.

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