Il responsabile Economia del Pd, Graziano Di Costanzo, contesta la lettura della maggioranza sui dati CGIA: «Previsioni scambiate per risultati». Nel mirino dell’esponente dem, bilancio regionale, disavanzo sanitario e aumento della pressione fiscale
L’AQUILA – «Si tratta di un avanzamento modesto, che non può essere utilizzato come strumento di autocelebrazione politica». Con queste parole Graziano Di Costanzo, responsabile Economia della segreteria regionale del Partito democratico, commenta i dati della CGIA di Mestre sulla crescita del Pil abruzzese nel 2026, definendo autocelebrativa e priva di riscontri la lettura della maggioranza regionale.
Il rapporto della CGIA di Mestre, pubblicato ieri, traccia un quadro particolarmente favorevole per l’economia regionale. Secondo le proiezioni, nel 2026 l’Abruzzo sarà, infatti, tra le regioni che guideranno la crescita del Pil, con un +0,66% rispetto al 2025. Un risultato che colloca la regione al nono posto nella graduatoria nazionale, davanti a regioni-locomotiva come il Veneto, e nel gruppo di testa insieme a Emilia-Romagna (+0,86), Lazio (+0,78) e Piemonte (+0,74), a conferma di un ruolo di primo piano nell’economia del Centro Italia.
«Una crescita bassa – ha spiegato l’esponente Pd – che conferma un andamento stagnante che caratterizza l’Abruzzo e l’Italia da tempo, ben distante dalle performance registrate da altri grandi Paesi europei. In questo contesto, le dichiarazioni di esponenti della maggioranza regionale appaiono fuori luogo e scollegate dalla realtà – sottolinea –. Una realtà che vede appena approvato il bilancio previsionale regionale 2026 e il triennale 2026–2028, documenti di lacrime e sangue, in cui tutte le risorse disponibili sono state assorbite dal debito sanitario, che ha ormai raggiunto la cifra monstre di 170 milioni di euro».
Nel mirino del Partito democratico finisce la gestione finanziaria della Regione e, in particolare, il peso del disavanzo sanitario. «Un debito prodotto da oltre sette anni di gestione negativa da parte della destra – ha aggiunto Di Costanzo – la stessa che gioisce di questo studio, scambiando previsioni per risultati di un’azione positiva messa in atto. Bene, purtroppo in quel bilancio non c’è un solo euro destinato in modo proattivo allo sviluppo, agli investimenti o a politiche industriali degne di questo nome».
Il responsabile economico dem punta poi l’attenzione sulla pressione fiscale. «Al contrario, ci sono solo nuove tasse per cittadini e imprese: alle addizionali già pagate per 110 milioni di euro tra IRPEF e IRAP, si aggiungono dal 1° gennaio ulteriori 40 milioni di euro, portando il prelievo complessivo delle addizionali a 150 milioni di euro, somma che si aggiunge al prelievo fiscale già a carico della comunità e che supera il 42 per cento». E conclude: «Gli abruzzesi non sono stati sostenuti, sono stati semplicemente tassati, e in cambio hanno ricevuto una sanità impresentabile, che spinge sempre più persone a rinunciare alle cure o a fuggire fuori regione».
Secondo il Pd, anche l’eventuale conferma delle stime non potrebbe essere attribuita all’azione dell’esecutivo regionale guidato da Marco Marsilio. «Se nel 2026 l’Abruzzo dovesse davvero raggiungere quel modesto +0,66% di crescita – chiarisce – il merito non sarà certo della Giunta Marsilio, ma esclusivamente del sistema produttivo abruzzese, delle imprese e dei lavoratori che continuano a produrre, esportare e innovare senza alcun sostegno concreto del Governo regionale».
Di Costanzo richiama infine i dati consuntivi più recenti: «Basta guardare ai dati certi e non alle sole previsioni per capire la fragilità del quadro: nel 2025 l’aumento del PIL abruzzese è stato appena dello 0,40%, inferiore alla media nazionale dello 0,54%, collocando la regione al 15° posto in Italia. Questo dovrebbe essere il vero motivo di preoccupazione per il Governo Marsilio».