Pedaggi più cari sulla A14, la Cna Abruzzo attacca: «Dopo il danno, adesso anche la beffa»

2 Gennaio 2026
2 minuti di lettura
Bernardo Sofia,presidente regionale della Cna Abruzzo e vicepresidente nazionale

Il presidente regionale Sofia denuncia l’impatto dei rincari sulle imprese già penalizzate dai cantieri infiniti tra Abruzzo e Marche: «Applicazione burocratica, ignorati anni di disagi»

PESCARA – Non sono bastati dodici mesi di code, gimcane tra i new jersey e odissee cronometrate tra i cantieri. Il 2026 si apre per l’autotrasporto e i pendolari abruzzesi con l’ennesima nota dolente: l’aggiornamento al rialzo dei pedaggi. Un incremento dell’1,5% che, pur apparendo contenuto nelle percentuali, assume i contorni di un paradosso lungo la dorsale adriatica della A14, dove il costo del servizio sembra divergere sempre più dalla qualità della sua erogazione.

Il grido d’allarme arriva dai vertici della CNA Abruzzo, che interpretano il malumore di un tessuto produttivo stremato da una gestione infrastrutturale ritenuta distante dalle necessità reali del territorio.

«Dopo il danno provocato da lavori interminabili, adesso a imprese e cittadini tocca subire anche la beffa dei rincari». È netto il commento di Bernardo Sofia, presidente regionale di CNA Abruzzo e vicepresidente nazionale, di fronte all’aumento scattato lo scorso primo gennaio. Secondo Sofia, l’adeguamento tariffario deciso dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ignora deliberatamente la specificità del tratto Abruzzo-Marche, un segmento autostradale trasformato da anni in un cantiere a cielo aperto.

Il cuore della critica risiede nella rigidità con cui tali aumenti vengono applicati. Per la CNA, si è agito secondo una logica puramente amministrativa, senza considerare chi l’autostrada la vive come uno strumento di lavoro indispensabile e quotidiano.

«Il provvedimento è stato applicato in modo burocratico, non tenendo in alcun conto l’impatto che ciò produce sugli utenti che utilizzano il sistema autostradale non occasionalmente, ma per svolgere la propria attività lavorativa. Utenti che, soprattutto lungo la tratta tra Abruzzo e Marche della A14, si trovano a sopportare da anni disagi, rischi per la sicurezza e ritardi in ragione del protrarsi di lavori di manutenzione straordinaria di cui non si intravvede il termine».

A preoccupare non è solo il singolo transito al casello. L’aumento dei pedaggi si inserisce in un quadro di sofferenza più ampio, aggravato dalle recenti scelte di politica fiscale. Sofia sottolinea come, a fronte di costi certi, le compensazioni promesse per i disagi subiti restino confinate in un limbo procedurale:

«Mentre i rincari hanno un impatto certo e quotidiano sui conti delle aziende, i ristori legati ai ritardi provocati dai cantieri hanno modalità di applicazione complesse e farraginose. Con il rischio concreto di vanificare il tutto. Oltretutto, non vorrei si dimenticasse che le imprese si trovano a fare i conti anche con l’aumento delle accise sul gasolio decise dal governo, completando un quadro di crescita dei costi insostenibile».

L’associazione di categoria rivendica la solidità delle proprie ragioni, supportate da un’analisi dettagliata condotta insieme a Usarci (agenti e rappresentanti di commercio). Un documento tecnico che, secondo Sofia, avrebbe dovuto rappresentare la base per qualsiasi riflessione tariffaria.

«I nostri colleghi di Cna Fita Abruzzo hanno presentato all’opinione pubblica un ricco dossier che documenta in modo approfondito i danni che questi intoppi alla viabilità provocano ai conti delle imprese. Se ne sarebbe dovuto tener conto prima di mettere mano agli aumenti».

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