L’ex vicepresidente del Csm coinvolto in un filone dell’inchiesta su dossieraggi e accessi abusivi. Per i pm avrebbe aiutato un imprenditore amico ad ottenere informazioni riservate dalla Guardia di Finanza. Lui respinge ogni accusa: “Ho chiesto io di essere ascoltato”. Interrogatorio il 22 dicembre
CHIETI – Il nome di Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e figura di primo piano della politica abruzzese, compare tra gli indagati nell’inchiesta romana su Equalize e sulla cosiddetta Squadra Fiore, il presunto sistema di dossieraggi e accessi abusivi a banche dati riservate. La notizia, riportata da La Repubblica e confermata da altre testate nazionali, apre un nuovo fronte in un’indagine che negli ultimi mesi ha già coinvolto figure istituzionali, imprenditori e professionisti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Legnini sarebbe indagato per accesso abusivo e rivelazione del segreto d’ufficio. Per i pm avrebbe aiutato un amico di lunga data, l’imprenditore Lorenzo Sbraccia, facendogli ottenere informazioni riservate provenienti dalla Guardia di Finanza. Sbraccia risulta a sua volta coinvolto in altri filoni dell’inchiesta.
L’interrogatorio è fissato per lunedì 22 dicembre, un passaggio ritenuto decisivo per chiarire la posizione dell’ex commissario alla ricostruzione post‑sisma. Legnini, da parte sua, respinge con fermezza ogni addebito: si dichiara «estraneo ai fatti» e «totalmente estraneo alle contestazioni».
La nota di Legnini: “Accuse basate su false dichiarazioni, ho già sporto querela”
In una lunga dichiarazione diffusa nelle ultime ore, Legnini ricostruisce la vicenda dal suo punto di vista e contesta radicalmente le accuse. «In relazione agli articoli di stampa apparsi oggi sui quotidiani La Repubblica e La Verità, mi preme evidenziare che si tratta delle stesse notizie già diffusamente riportate nei mesi di marzo e aprile scorsi da vari organi di stampa. Tali notizie scaturiscono da false affermazioni rese da appartenenti alla società Equalize, nell’ambito delle attività di indagine disposte dalla Procura della Repubblica di Milano», afferma.
L’ex vicepresidente del Csm ricorda di aver già presentato una denuncia‑querela: «Ho già provveduto, lo scorso mese di giugno, a inoltrare atto di denuncia-querela per diffamazione e calunnia nei confronti dei predetti hacker».
E rivendica di essere stato lui stesso a chiedere di essere ascoltato dai magistrati: «Ho richiesto io stesso, per il tramite del mio difensore, Avv. Antonio Villani, al Pm titolare delle indagini di essere ascoltato, essendo assolutamente convinto della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono falsamente attribuiti».
“Mai intermediazioni con la Guardia di Finanza”
Legnini nega categoricamente qualsiasi ruolo di tramite per ottenere informazioni riservate:
«Mai, infatti, ho compiuto attività di intermediazione presso gli ufficiali della Guardia di Finanza ed ex appartenenti al Corpo, per Lorenzo Sbraccia o per chiunque altro, al fine di acquisire informazioni da banche dati riservate».
Contesta inoltre alcune ricostruzioni giornalistiche:
«Si riportano, peraltro, errate informazioni come le circostanze pubblicate sul quotidiano La Repubblica, del tutto inesistenti, in base alle quali disporrei da un lato di una casa “corazzata a prova di intercettazioni” e, dall’altro, avrei favorito asseriti incontri e/o presentazioni di Lorenzo Sbraccia con l’ex Comandante Generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, che mai ho contattato per tali finalità».
“Vicenda frutto di calunnie”
L’ex commissario alla ricostruzione conclude dichiarando piena disponibilità a collaborare con la magistratura:
«Fornirò, quindi, con assoluta serenità tutti i chiarimenti che mi saranno richiesti e confido che questa vicenda, frutto di calunniose affermazioni da parte di persone con le quali non ho mai avuto nulla a che fare, possa definirsi al più presto».