Alla Fiera internazionale dei Tartufi d’Abruzzo Davide Nanni riceve il titolo di ambasciatore del pregiato tartufo locale dalle mani del vicepresidente Imprudente. Sul palco lo chef conquista il pubblico con la sua carbonara all’agnello e gli aneddoti sulla cucina di montagna
L’AQUILA – Nel tegame l’agnello sfrigola piano, mentre sul banco prende forma un disco di pasta all’uovo tirato a mano, sotto gli occhi curiosi del pubblico e lo sguardo concentrato dei giovani aspiranti chef. È con questa scena, semplice e potentissima, che Davide Nanni conquista la platea della Fiera internazionale dei tartufi, poco dopo essere stato nominato “ambasciatore del tartufo d’Abruzzo” dal vicepresidente della Giunta regionale, Emanuele Imprudente. Il riconoscimento arriva sul palco, tra applausi scroscianti e tanta emozione. Imprudente lo annuncia davanti a una tensostruttura gremita, presentando Nanni come uno dei volti più autentici della cucina abruzzese contemporanea. Lo chef wild, visibilmente emozionato, ringrazia e parte subito con la sua rivisitazione della carbonara in chiave territoriale. «Siamo abruzzesi – dice – con cosa possiamo sostituire il guanciale? Con l’agnello!».
Affiancato da quattro giovanissimi aspiranti chef, Nanni guida la preparazione con il suo modo di fare schietto e coinvolgente, alternando passaggi tecnici, aneddoti di montagna e battute che strappano sorrisi al pubblico. Gli ingredienti del piatto sono essenziali e radicati nel territorio: agnello, uova, pecorino ed erbette di montagna. E mentre la carne rosola, la pasta fresca prende forma tra le mani dello chef, suscitando l’attenzione dei presenti e dei ragazzi che lavorano al suo fianco. Nel mezzo della preparazione, il ricordo personale: «Questa è stata una delle mie prime ricette, attraverso la quale sono diventato famoso. Insieme a questa preparazione, anche la crostata di mia nonna è stato un successo».
Nanni ripercorre i suoi inizi, tutti tra pendii, pascoli e fornelli improvvisati: «Io ho sempre cucinato in montagna. La prima volta che andai da solo, portai il sugo preparato da mia nonna e ci buttai la pasta fatta a mano, lì per lì». E chiude con la frase che lo rappresenta più di tutte: «A chi mi dice che ho inventato qualcosa di innovativo, ci rimango! In realtà faccio solo quello che ho sempre fatto con mio nonno».
Con questo riconoscimento, la Regione lega il tartufo d’Abruzzo alla narrazione più identitaria della sua cucina: quella che unisce tradizione, montagna, memoria e un linguaggio schietto che parla direttamente ai cuori della gente